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I docenti del corso Start-Up per l’Industria Musicale e il Cinema

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Una breve presentazione dei principali docenti del corso: tutti esperti del settore e protagonisti di progetti imprenditoriali di successo.

Un corso per conoscere le opportunità imprenditoriali offerte dal settore musicale, sviluppando capacità di analisi del contesto competitivo e conoscenze sulle tecniche e le modalità di implementazione di un business plan. Scadenza iscrizioni 20 novembre.

Tra i principali docenti del corso nomi di rilievo, come:

Pierfrancesco Pacoda. Profondo conoscitore del mondo della musica house, soprattutto delle sue tendenze più sperimentali, nelle quali si può scoprire la presenza delle più disparate fonti sonore: dall’acid jazz all’hip-hop, dalla musica elettronica alla tradizione nera, dal misticismo indiano alle fascinazioni gotiche.

Giordano Sangiorgi. Coordinatore del Meeting delle Etichette Indipendenti, la più grande kermesse della musica indipendente italiana, è anche presidente di AudioCoop, un’associazione di categoria (discografici, editori, produttori e artisti italiani indipendenti); nata nel 2000 all’interno del MEI di Faenza, rappresenta il 5% del mercato discografico italiano. Si rivolge a  etichette, produttori indipendenti e artisti che si autoproducono, Festival Musicali e tutto il settore degli operatori video.

Oderso Rubini. Protagonista della scena musicale italiana, promuove progetti discografici di avnaguardia nell’ambito della produzione indipendente. Insieme ad altri operatori, è stato l’anima dell’Harpo’s Bazaar, poi Harpo’s Music, dell’Italian Records e di iniziative come Bologna Rock. Attraverso l’attività indipendente sono venute a galla diverse realtà italiane, dai Great Complotto di Pordenone ai leccesi Band Aid, ai fiorentini Diaframma, con una straordinaria varietà di proposte che vanno dai demo autoprodotti ai singoli, ai discomix, sino ai CD distribuiti da una grossa multinazionale.

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Comunicare la cultura. Intervista a Marco Roccetti

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Oggi intervistiamo Marco Roccetti, docente di Scienze dell’Informazione all’Università di Bologna e tra i responsabili del corso di Ater Formazione “Comunicare la cultura: corso IFTS per tecnico superiore per la progettazione e la realizzazione di strumenti multimediali per la comunicazione di contenuti culturali”

FONDAZIONE ATER FORMAZIONE: Secondo la sua esperienza professionale che rilevanza ha oggi, per i giovani che si affacciano nel mondo del lavoro, la conoscenza del Web e dei nuovi mezzi di comunicazione?

MARCO ROCCETTI: Ci sono oramai evidenze che non passano inosservate agli occhi dei giovani che provano ad affacciarsi al mondo del lavoro. La prima, e forse più importante, è che lo sviluppo del mercato digitale per la creazione di posti di lavoro sta assumendo un’importanza fino a qualche anni non immaginabile, almeno nelle proporzioni che si stanno affermando. Studi importanti in materia infatti documentano che la diffusione di Internet e l’occupazione sono in diretta correlazione. In particolare, il rapporto tra tasso di occupazione giovanile e diffusione di Internet mostra come i paesi con una minore presenza di Internet sono anche quelli con un basso tasso di occupazione giovanile. Una ricerca del McKinsey Global Institute, per esempio, condotta in tredici paesi ha dimostrato che, la così detta economia digitale ha creato in media 2,6 posti di lavoro per ogni posto eliminato, in tutti i settori. Questo effetto, sostanzialmente meno accentuato in Italia ha comunque determinato la creazione di 700.000 posti di lavoro In Italia, portando dunque un contributo positivo all’economia nazionale. Il secondo fatto, forse meno evidente agli occhi dei non addetti al lavoro, è che la creazione di queste opportunità riguarda non solo settori altamente digitalizzati (e le relative professioni) ma anche in maniera consistente quelle situazioni professionali “più tradizionali” in cui comunque il digitale induce un fattore positivo di ritorno. A conferma di ciò, la medesima ricerca citata prima stima il rapporto tra i nuovi posti di lavoro indotti dal digitale rispettivamente in settori altamente tecnologizzati e in settori tradizionali secondo la proporzione del 60%-40%.

FONDAZIONE ATER FORMAZIONE: Quanto influisce la comunicazione e quanta importanza hanno i nuovi media nell’ambito della cultura?

MR: Anche nell’ambito culturale la tecnologia sta influenzando profondamente il processo. Mi riferisco prima di tutto alle modalità di fruizione attraverso le quali il pubblico accede ai contenuti culturali e di intrattenimento. A questo riguardo, a tutti vengono alla mente i nuovi strumenti con i quali il pubblico accede a importanti contenuti culturali quali ad esempio musica, cinema o notizie; strumenti che includono anche tecnologie sofisticate quali lo streaming in tempo reale, i social network, gli e-book, le app e la realtà aumentata. Il cambiamento delle abitudini di consumo dei clienti costringe quindi a ripensare anche alla maniera con la quale tali contenuti vengono prodotti, così come alle professionalità degli addetti a questi compiti, i quali devono essere in grado di dominare un contesto nel quale cultura e creatività sono coniugate ad adeguate conoscenze tecnologiche.

FONDAZIONE ATER FORMAZIONE: Quali sbocchi lavorativi esistono per queste nuove figure professionali e perché consiglierebbe questo corso?

MR: Non vorrei apparire retro’, ma io consiglierei a un giovane creativo questo corso per le stesse motivazioni per cui per centinaia di anni si è consigliato agli aspiranti musicisti di imparare il linguaggio della musica, per esso intendendosi una serie di tecniche abilitanti quali, la capacità di leggere le note sugli spartiti o la capacità di maneggiare con perizia uno specifico strumento. Vedo tra cultura e tecnologia un rapporto non dissimile. Le conoscenze tecnologiche sono come la conoscenza del solfeggio per un musicista: fondamentali, anche se poi tocca a lui saper creare qualcosa di melodico e toccante. Ciò detto, lo spettro di opportunità che si apre in questo contesto è amplissimo: dai musei e dai teatri ai giornali, dalle agenzie di pubblicità alle aziende culturali, dai produttori di videogiochi a quelli di effetti speciali, fino anche alle aziende che, pur non vendendo direttamente cultura, vedono però in questa uno degli strumenti attraverso cui veicolare i propri prodotti. Recentemente ad esempio mi sono imbattuto nel caso esemplare di una importante azienda di moda di livello internazionale che utilizzava strumenti culturali, distribuiti attraverso le moderne tecnologie, per presentare le proprie collezioni stagionali.

Mi preme concludere significando comunque il fatto che, oltre a tutto ciò di cui abbiamo discusso, esistono altri ingredienti fondamentali per il successo di questa “ricetta”, e questi sono per lo meno una grande passione per questo tipo di sfide e uno sforzo continuo di tenersi aggiornati rispetto alle novità che in questo contesto avvengono quasi a getto continuo. 

Intervista a Roberto Calari, tra nuove idee e autoimprenditorialità

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Intervistiamo oggi Roberto Calari, responsabile Area Cultura Legacoop di Bologna e Emilia Romagna. Docente dei prossimi corsi, vi svela i segreti per mettere in pratica idee imprenditoriali di successo, tra autoimprenditorialità e competenze trasversali

Autoimprenditorialità e competenze trasversali

ATER: Durante il corso si occuperà di autoimprenditorialità, motivazione e acquisizione di competenze trasversali. Può fornirci qualche anticipazione?

Roberto Calari: La capacità di assumere una logica imprenditoriale nel proprio approccio al lavoro nella cultura è un elemento fondamentale , che può connotare fortemente il “ percorso di carriera” nel settore e dare ad esse quel segno di “concretezza” e, insieme, di “visione” e “innovazione” che sono fattori imprescindibili per chi voglia affrontare ruoli di direzione nei diversi ambiti del management dell’impresa culturale.
Il valore dell’autonomia e della capacità propositiva è , infatti, componente essenziale del lavoro in un settore come quello culturale in cui la componente “fattore umano” e “apporto cognitivo e creativo” rappresentano i fattori produttivi essenziali per lo sviluppo di un’impresa.
Questo approccio all’autoimprenditorialità non è però scontato in tanti giovani, portatori di grandi capacità e potenzialità culturali, ma va formato e alimentato tramite adeguati momenti formativi. Esso si alimenta infatti dell’apprendimento di una specifica capacità di analizzare, studiare ed utilizzare nelle proprie scelte quegli elementi e quelle caratteristiche identitarie, economiche, sociali e culturali del “ territorio” in cui l’impresa culturale è inserita.
Si fonda su questa competenza del rapporto tra impresa- mercato- territorio la sfida competitiva delle realtà imprenditoriali ed associative del settore: da questa capacità di lettura e di analisi del territorio nascono infatti le competenze più preziose ed innovative per il settore in grado di integrare e valorizzare le specifiche competenze e capacità produttive in ambito culturale dell’impresa con una lettura attenta degli scenari e delle condizioni di opportunità fornite dal territorio di insediamento.

ATER: Quali sono state le sue esperienze più significative in ambito professionale e che importanza ha avuto per la sua carriera la logica imprenditoriale?

RC: La mia esperienza è fortemente connessa a questa opportunità di acquisire una lettura orizzontale delle dinamiche dei sottomercati della cultura nel rapporto tra un ruolo fondamentale delle politiche culturali pubbliche e la relazione con il crescente ruolo dei privati, sempre però animato da un orizzonte etico e di interesse sociale e pubblico.
Le prime esperienze nel teatro in Emilia Romagna a fine anni ’70 nel rapporto in Convenzione tra pubblico e privato sono una testimonianza di questa relazione che ha cambiato profondamente la realtà del teatro italiana di quegli anni introducendo concetti fondamentali come “radicamento in un territorio”, “teatri di produzione”, “ diritto alla cultura” dei cittadini, “decentramento” ( esempi Nuova Scena, Coop La Baracca, Accademia Perduta, Compagnia del Collettivo).
Poi la straordinaria esperienza progettuale di Bologna 2000 Capitale europea della cultura, troppo poco studiata ed analizzata nel nesso, possibile, tra cultura e sviluppo territoriale che, se pur per un periodo breve, date le condizioni politiche in cui si è svolta, questa esperienza progettuale è, comunque, stata in grado di generare. E il progetto di Distretto multimediale a Bologna, firmato insieme all’Università, nel 2000 per dare a Bologna un ruolo internazionale che ha, ancora oggi, le condizioni di avere nella produzione di contenuti digitali multipiattaforma…. Sono passati dieci anni ed ora, in condizioni nuove, il tema si pone con forza nel piano strategico di Bologna. La nascita di tante imprese, anche provenienti dalle opportunità formative che con Fondazione Ater promuoviamo in modo specialistico dagli anni ’90, , che ha arricchito il territorio di esperienze innovative e dato nuovo protagonismo a giovani talenti in area culturale.
Infine l’ambito progettuale connesso alla valorizzazione ai fini di attrattore turistico dei principali eventi e delle principali manifestazioni culturali e di spettacolo della Sardegna: un progetto lungo ed ambizioso, progettato e gestito per Ater, come project leader: un progetto che credo abbia identificato un metodo possibile di lavoro” in rete “ tra più protagonisti per promuovere il territorio a partire dalla cultura.

ATER: Quale consiglio personale darebbe ai giovani che vogliono avviare un’impresa culturale oggi, nonostante crisi economica e tasso di disoccupazione crescente?

RC: Lavorare duro nella formazione delle proprie competenze è una condizione essenziale. Conoscere i linguaggi e le esperienze che attraversano l’universo della cultura in una fase di grande cambiamento è fondamentale, ma non basta. E’ indispensabile capire che l’ottica, la lettura del proprio agire nella produzione ed organizzazione culturale, che sia nello spettacolo, nel cinema o nei Beni culturali deve essere connessa alla capacità di leggere il ruolo e la missione dell’impresa culturale nel suo rapporto con lo sviluppo economico e sociale di una comunità. Identità da un lato, ma sviluppo ed opportunità di crescita e di futuro , dall’altro. Ecco perché ho condiviso e condivo un lavoro di studio da anni nell’Osservatorio dello spettacolo della Regione Emilia Romagna sulla realtà dello spettacolo in Regione; ed ecco perché ho creduto importante contribuire, con Roberto Grandi ed altri ricercatori, con Ervet a creare le condizioni per un’analisi approfondita della dimensione del posizionamento nazionale ed internazionale della presenza dell’Industria Culturale e creativa nella nostra regione. Dati incoraggianti che ci dicono come operare in questi settori sia un’opportunità per il presente e per il futuro , nonostante la crisi economica e la sottovalutazione che, in modo poco lungimirante la politica ha dedicato ad esso. Dai risultati della ricerca è nata, infatti, una nuova consapevolezza da parte della Giunta Regionale dell’Emilia Romagna e di molti Comuni ed Istituzioni, oltre che delle principali categorie economiche che “ cultura e creatività” rappresentino un possibile importante fattore di sviluppo per l’economia regionale ed europea nei prossimi anni e che, quindi, si tratti di sostenere e favorire la crescita di nuove competenze e di nuove imprese in questo settore e di identificare nuovi strumenti per la promozione di esse nei mercati europei ed internazionali.
Una regione ad alta intensità di “cultura e creatività” rispetto ad altre, come dimostrano le ricerche e le linee di indirizzo della Commissione europea connesse alla cultura, è certamente ed inequivocabilmente, in grado, infatti, più delle altre di affrontare la crisi economica con uno sguardo rivolto alla crescita e all’innovazione, oltre che alla salvaguardia e tutela delle specifiche identità culturali territoriali. Lavorare consapevolmente e con visione nella cultura può essere, quindi, una prospettiva, certo impegnativa, ma appassionante e nella quale potranno svilupparsi nuove opportunità di crescita.

Si riparte con la cultura! Ater ripropone il corso su start-up cinema e musica

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Come avviare un’impresa culturale? Venite ai nostri corsi per scoprirlo! Dopo la pausa estiva, partiranno i nuovi corsi organizzati da Ater a Bologna. Tra questi ci sarà anche quello dedicato alle start-up per cinema e industria musicale

Passione e professionalità sono gli ingredienti degli esperti del settore chiamati a seguire i partecipanti del corso di specializzazione “L’impresa culturale: start-up per il cinema e l’industria musicale”. Tra i docenti al momento confermati: Roberto CalariAntonio Barresi, Pasquale Vita, Maurizio Frittelli, Pierfrancesco PagodaGiordano Sangiorgi.

La struttura e gli argomenti del corso sono stati pensati sulla base della necessità del territorio. Obiettivo: competitività da raggiungere attraverso il sostegno e sviluppo di idee creative e innovative.

La scadenza per la presentazione delle domande è il 31 ottobre 2012Il corso, di 48 ore complessive, si realizzerà in 6 incontri settimanali il giovedì a partire dall’8 novembre a Bologna, Via Oberdan 24, dalle ore 9 alle 13 e dalle ore 14 alle 18.

L’Emilia Romagna considera cultura, creatività e innovazione fattori strategici di sviluppo. Inoltre, Bologna appartiene al network “Città Creative”, promosso dall’UNESCO, che sostiene la creatività quale elemento essenziale per lo sviluppo di un territorio e per favorire lo scambio di esperienze e capacità.

Il corso, precedentemente proposto ma rinviato con un secondo bando disponibile sul sito di ATER, si colloca all’interno della grande sfera di azioni intraprese a livello regionale per favorire lo sviluppo di nuovi progetti d’impresa nel settore della cultura.

Per partecipare al corso scaricate il bando e la scheda di partecipazione dal nostro sito.

Progettare nuove imprese. Intervista ad Antonio Barresi

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Intervistiamo oggi Antonio Barresi, responsabile del Servizio Progetti d’impresa della Provincia di Bologna

 

Le sue lezioni verteranno sulle tecniche di implementazione di un business plan e sull’ideazione di un progetto di nuova impresa.

 

ATER: Quali sono le sue esperienze più significative in ambito professionale e cosa offre in questo senso la Provincia di Bologna?

Antonio Barresi: Pochi arrivano con le idee chiare, ma su questo ci siamo noi. La cosa più sconcertante è la bassa percentuale di coloro che sono disposti a lavorare per la definizione della propria idea.

Faccio questo lavoro da quindici anni e posso sicuramente dire che l’elemento più critico di questo tipo di utenza – i futuri imprenditori – è quello di concentrarsi prevalentemente sui possibili aiuti finanziari a cui accedere, trascurando invece tutto il resto, prodotto e concorrenza compresi. È questione di errato approccio all’idea.

Posso però parlare anche delle esperienze interessanti con coloro che hanno capito qual è la giusta impostazione da dare alla propria idea di business. Mi riferisco a chi si è messo sotto rimboccandosi le maniche e andando in giro a cercare dati, informazioni, contatti che poi ha sintetizzato in un business plan.

Questi rappresentano la mia più grande soddisfazione professionale: non c’è cosa più bella del vedere un’idea abbozzarsi e, dopo qualche mese, vederla realizzata in un’impresa reale, possibilmente di immediato successo di mercato e di opinione pubblica.

La Provincia di Bologna, attraverso Progetti d’impresa, aiuta a mettere a fuoco un’idea.

 

ATER: Durante il corso si occuperà di ideazione di progetti e business plan. Può fornirci qualche anticipazione?

AB: Attraverso il mio modulo intendo trasmettere ai partecipanti la consapevolezza della necessità di porre basi solide alla propria idea imprenditoriale, ragionando sugli aspetti fondamentali che possono costituire le basi del progetto di impresa.

Allo stesso tempo vorrei comprendessero l’importanza di un piano di impresa ben fatto, coerente con le finalità e l’idea di partena, e sufficientemente dettagliato. La pianificazione infatti riduce al minimo il rischio di spiacevoli errori.

 

ATER: Quale consiglio personale offrirebbe ai giovani che vogliono avviare un’impresa culturale oggi?

AB: Di sicuro di non improvvisarsi imprenditori. Avere a disposizione qualcuno che conosce il settore perché ci lavora o ha avuto esperienze dirette è una opportunità da “cogliere al balzo”.

Frequentare questi momenti di formazione, per esempio, è una delle cose più sagge da fare.

È ovvio che tutte le esperienze formative hanno un inizio e una fine ma, grazie ai servizi e alle strutture presenti nel nostro territorio chi ha la voglia di proseguire col suo progetto imprenditoriale può continuare ad avere i giusti riferimenti per approfondire e, se tutto procede per il verso giusto, rendere operativa la propria idea d’impresa.

Pierfrancesco Pacoda: il mercato della musica

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Intervistiamo oggi Pierfrancesco Pacoda, esperto in comunicazione nel settore della Musica e Docente del Dams di Bologna e del Master in Comunicazione Musicale dell’Università Cattolica di Milano

Start-up per imprese culturali settore musica

Durante il corso di specializzazione “L’impresa culturale: start-up per il cinema e l’industria musicale”, Pierfrancesco Pacoda tratterà argomenti quali il settore musicale e il contesto competitivo, analisi della domanda e dell’offerta, come cambiano i consumi giovanili, analisi delle tendenze e come i portali più innovativi parlano di musica.

ATER: Quali sono le sue esperienze più significative nel settore musicale e, secondo lei, come sta cambiando in riferimento alle nuove tecnologie?

Pierfrancesco Pacoda: La mia esperienza più significativa è sicuramente legata al periodo, nell’immediato passato, nel quale mi sono occupato della comunicazione di Irma Records, una etichetta di Bologna che, a fine anni ’90, aveva conquistato un importante segmento di mercato internazionale investendo sul suono italiano dei nuovi musicisti elettronici e della cosiddetta “cocktail music”. Cito in particolare le tre serate Irma ospitate dal prestigioso festival jazz di Montreux in Svizzera, i concerti al Blue Note di Londra, i festival a Parigi. Mentre, per venire ad oggi, ho curato la comunicazione internazionale delle ultime due edizione del festival “La Notte della Taranta” a Melpignano, riuscendo a portare le tradizioni del Salento, terra dalla quale provengo, sui grandi media internazionali. Il mercato è cambiato in maniera irreversibile, l’avvento della tecnologia digitale ha portato al suo compimento un lungo processo di “democratizzazione” del fare musica. Leggi il seguito di questo post »

Corso “Finanziamenti europei e internazionalizzazione della cultura”

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A volte non basta solo avere una buona idea per far partire un’impresa culturale, ma servono anche investimenti in tempo e denaro. In questo, i fondi della comunità europea aiutano: è possibile infatti partecipare ai bandi per i finanziamenti europei per realizzare progetti non solo in Italia

Il corso di specializzazione “Finanziamenti europei e internazionalizzazione della cultura” durerà 100 ore nelle quali i 16 partecipanti – selezionati tra occupati (anche con contratti atipici) in imprese della cultura e dello spettacolo o titolari di impresa individuale o giovani professionisti a partita IVA – impareranno meglio a conoscere il mondo dei fondi europei e le modalità di accesso

Il corso affronta la dimensione internazionale della produzione e del mercato della cultura, alla luce dell’evoluzione dei diversi sottomercati e delle politiche culturali europee e italiane. Analizza le principali pratiche per la gestione di collaborazioni sul versante dei festival, delle coproduzioni, delle reti culturali, mettendo a fuoco alcune tendenze recenti. Fornisce anche competenze di progettazione, fondamentali per le organizzazioni che intendono partecipare con successo ai bandi europei

Si tratta di competenze importantissime, se si pensa al rilievo che tali finanziamenti hanno acquisito in questi anni e andranno ad acquisire sempre più negli anni all’interno del settore.  Leggi il seguito di questo post »