Roberto Calari

Master in Imprenditoria dello Spettacolo. Intervista a Roberto Calari

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Cinque domande a Roberto Calari, Responsabile Area Cultura di Legacoop Bologna ed Emilia Romagna e vicepresidente di Fondazione Ater Formazione. Al Master in Imprenditoria dello Spettacolo insegna Autoimprenditorialità nello spettacolo e nella cultura.

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FONDAZIONE ATER FORMAZIONE: Come definiresti, in una frase, il Master in Imprenditoria dello Spettacolo?

ROBERTO CALARI: Una opportunità importante per costruire basi più solide per svolgere un ruolo nel mondo dello spettacolo e per unire una solida formazione teorica con un’esperienza diretta nelle principali imprese del settore a livello regionale o nazionale.

FONDAZIONE ATER FORMAZIONE: Quali sono, secondo te, i punti di forza del Master?

RC: In primo luogo la capacità di leggere i cambiamenti dei contenuti professionali richiesti dalle imprese del settore, una visione internazionale dei mercati, un’ottica interdisciplinare che tende a creare una capacità nuova di pensare all’interazione tra linguaggi e mercati della cultura. E poi la capacità di fornire un metodo e strumenti per analizzare il contesto sociale,economico e culturale in cui un’impresa della cultura è inserita o si deve inserire per ottimizzare la propria capacità di investimento, sviluppo e crescita e per affermare la propria responsabilità e funzione sociale.
Un altro punto di forza indubitabile è, poi, costituito dal fatto che attorno all’Università di Bologna, una delle più prestigiose del mondo, sta una realtà specializzata nell’alta formazione tecnica, artistica e manageriale, come Fondazione Ater Formazione, strumento che nasce dalle principali associazioni di categoria del settore spettacolo in Emilia-Romagna: Ater, Agis, Legacoop.

FONDAZIONE ATER FORMAZIONE: Cosa insegnerai al Master?

RC: Insegno autoimprenditorialità nel settore dello spettacolo e della cultura, nell’ottica, ampia, dei 13 settori della industria culturale e dell’industria creativa proprie degli studi più recenti dell’Unione Europea. In ogni impresa culturale è fondamentale sviluppare un apporto critico, una capacità di ogni risorsa umana di apportare energie, idee, forza vitale e creatività: per fare questo ci vuole insieme grande umiltà e capacità di apprendimento dalle figure organizzative ed artistiche dell’impresa, ma ci vuole anche una formazione adeguata “trasversale”, una capacità di conoscere le diverse funzioni dell’impresa e di sapersi inserire in questo contesto. Il Master cerca di creare le condizioni e gli stimoli affinché questo processo di apprendimento verso una più forte capacità di autonomia possa avvenire. Le decine di progetti di impresa che ho visto realizzare in questi anni dagli studenti del master nella simulazione finale del modulo rappresentano la ricchezza ed il talento che si può esprimere nel momento in cui si passa dal pensarsi come “dipendenti”, al pensarsi come “risorsa” di un’impresa della cultura o come “imprenditori di se stessi”: non a caso alcune di queste idee di impresa si sono poi realizzate concretamente ed hanno rappresentato un ulteriore opportunità di trasferire le conoscenze acquisite nel master nel mondo dell’impresa.

FONDAZIONE ATER FORMAZIONE: A chi consiglieresti di iscriversi?

RC: A giovani con percorsi universitari in area umanistica o tecnica che abbiano una forte motivazione professionale verso il settore della cultura e che vogliano assumere, con la dovuta gradualità, ruoli direttivi e manageriali o che vogliano acquisire ulteriori competenze di alta formazione finalizzata ad accrescere la loro capacità di gestione di un’impresa nel settore.

FONDAZIONE ATER FORMAZIONE: Cosa diresti per consigliare agli interessati l’iscrizione?

RC: Che è una scelta importante, che certamente, come hanno dimostrato le esperienze di questi ultimi venti anni, può creare le condizioni per entrare dalla porta principale nel mondo delle imprese che producono cultura in Italia o in Europa. Bisogna applicarsi nello studio e nello stage ( un’esperienza lunga e formativa nelle imprese del settore) sapendo che passione, capacità di relazione e rigore nello studio possono creare le condizioni per importanti percorsi e ruoli nelle imprese o nelle Istituzioni culturali. Iscriversi è, quindi, un investimento ed una scelta importante per chi voglia effettivamente tentare di costruirsi il proprio futuro professionale nella cultura. E’ una scelta difficile, il cui esito non è scontato, ma credo di poter dire, alla luce di questi anni di esperienza, che il Master possa contribuire a fare la differenza e a dare a chi lo frequente gli elementi conoscitivi e le esperienze indispensabili.

Intervista a Roberto Calari, tra nuove idee e autoimprenditorialità

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Intervistiamo oggi Roberto Calari, responsabile Area Cultura Legacoop di Bologna e Emilia Romagna. Docente dei prossimi corsi, vi svela i segreti per mettere in pratica idee imprenditoriali di successo, tra autoimprenditorialità e competenze trasversali

Autoimprenditorialità e competenze trasversali

ATER: Durante il corso si occuperà di autoimprenditorialità, motivazione e acquisizione di competenze trasversali. Può fornirci qualche anticipazione?

Roberto Calari: La capacità di assumere una logica imprenditoriale nel proprio approccio al lavoro nella cultura è un elemento fondamentale , che può connotare fortemente il “ percorso di carriera” nel settore e dare ad esse quel segno di “concretezza” e, insieme, di “visione” e “innovazione” che sono fattori imprescindibili per chi voglia affrontare ruoli di direzione nei diversi ambiti del management dell’impresa culturale.
Il valore dell’autonomia e della capacità propositiva è , infatti, componente essenziale del lavoro in un settore come quello culturale in cui la componente “fattore umano” e “apporto cognitivo e creativo” rappresentano i fattori produttivi essenziali per lo sviluppo di un’impresa.
Questo approccio all’autoimprenditorialità non è però scontato in tanti giovani, portatori di grandi capacità e potenzialità culturali, ma va formato e alimentato tramite adeguati momenti formativi. Esso si alimenta infatti dell’apprendimento di una specifica capacità di analizzare, studiare ed utilizzare nelle proprie scelte quegli elementi e quelle caratteristiche identitarie, economiche, sociali e culturali del “ territorio” in cui l’impresa culturale è inserita.
Si fonda su questa competenza del rapporto tra impresa- mercato- territorio la sfida competitiva delle realtà imprenditoriali ed associative del settore: da questa capacità di lettura e di analisi del territorio nascono infatti le competenze più preziose ed innovative per il settore in grado di integrare e valorizzare le specifiche competenze e capacità produttive in ambito culturale dell’impresa con una lettura attenta degli scenari e delle condizioni di opportunità fornite dal territorio di insediamento.

ATER: Quali sono state le sue esperienze più significative in ambito professionale e che importanza ha avuto per la sua carriera la logica imprenditoriale?

RC: La mia esperienza è fortemente connessa a questa opportunità di acquisire una lettura orizzontale delle dinamiche dei sottomercati della cultura nel rapporto tra un ruolo fondamentale delle politiche culturali pubbliche e la relazione con il crescente ruolo dei privati, sempre però animato da un orizzonte etico e di interesse sociale e pubblico.
Le prime esperienze nel teatro in Emilia Romagna a fine anni ’70 nel rapporto in Convenzione tra pubblico e privato sono una testimonianza di questa relazione che ha cambiato profondamente la realtà del teatro italiana di quegli anni introducendo concetti fondamentali come “radicamento in un territorio”, “teatri di produzione”, “ diritto alla cultura” dei cittadini, “decentramento” ( esempi Nuova Scena, Coop La Baracca, Accademia Perduta, Compagnia del Collettivo).
Poi la straordinaria esperienza progettuale di Bologna 2000 Capitale europea della cultura, troppo poco studiata ed analizzata nel nesso, possibile, tra cultura e sviluppo territoriale che, se pur per un periodo breve, date le condizioni politiche in cui si è svolta, questa esperienza progettuale è, comunque, stata in grado di generare. E il progetto di Distretto multimediale a Bologna, firmato insieme all’Università, nel 2000 per dare a Bologna un ruolo internazionale che ha, ancora oggi, le condizioni di avere nella produzione di contenuti digitali multipiattaforma…. Sono passati dieci anni ed ora, in condizioni nuove, il tema si pone con forza nel piano strategico di Bologna. La nascita di tante imprese, anche provenienti dalle opportunità formative che con Fondazione Ater promuoviamo in modo specialistico dagli anni ’90, , che ha arricchito il territorio di esperienze innovative e dato nuovo protagonismo a giovani talenti in area culturale.
Infine l’ambito progettuale connesso alla valorizzazione ai fini di attrattore turistico dei principali eventi e delle principali manifestazioni culturali e di spettacolo della Sardegna: un progetto lungo ed ambizioso, progettato e gestito per Ater, come project leader: un progetto che credo abbia identificato un metodo possibile di lavoro” in rete “ tra più protagonisti per promuovere il territorio a partire dalla cultura.

ATER: Quale consiglio personale darebbe ai giovani che vogliono avviare un’impresa culturale oggi, nonostante crisi economica e tasso di disoccupazione crescente?

RC: Lavorare duro nella formazione delle proprie competenze è una condizione essenziale. Conoscere i linguaggi e le esperienze che attraversano l’universo della cultura in una fase di grande cambiamento è fondamentale, ma non basta. E’ indispensabile capire che l’ottica, la lettura del proprio agire nella produzione ed organizzazione culturale, che sia nello spettacolo, nel cinema o nei Beni culturali deve essere connessa alla capacità di leggere il ruolo e la missione dell’impresa culturale nel suo rapporto con lo sviluppo economico e sociale di una comunità. Identità da un lato, ma sviluppo ed opportunità di crescita e di futuro , dall’altro. Ecco perché ho condiviso e condivo un lavoro di studio da anni nell’Osservatorio dello spettacolo della Regione Emilia Romagna sulla realtà dello spettacolo in Regione; ed ecco perché ho creduto importante contribuire, con Roberto Grandi ed altri ricercatori, con Ervet a creare le condizioni per un’analisi approfondita della dimensione del posizionamento nazionale ed internazionale della presenza dell’Industria Culturale e creativa nella nostra regione. Dati incoraggianti che ci dicono come operare in questi settori sia un’opportunità per il presente e per il futuro , nonostante la crisi economica e la sottovalutazione che, in modo poco lungimirante la politica ha dedicato ad esso. Dai risultati della ricerca è nata, infatti, una nuova consapevolezza da parte della Giunta Regionale dell’Emilia Romagna e di molti Comuni ed Istituzioni, oltre che delle principali categorie economiche che “ cultura e creatività” rappresentino un possibile importante fattore di sviluppo per l’economia regionale ed europea nei prossimi anni e che, quindi, si tratti di sostenere e favorire la crescita di nuove competenze e di nuove imprese in questo settore e di identificare nuovi strumenti per la promozione di esse nei mercati europei ed internazionali.
Una regione ad alta intensità di “cultura e creatività” rispetto ad altre, come dimostrano le ricerche e le linee di indirizzo della Commissione europea connesse alla cultura, è certamente ed inequivocabilmente, in grado, infatti, più delle altre di affrontare la crisi economica con uno sguardo rivolto alla crescita e all’innovazione, oltre che alla salvaguardia e tutela delle specifiche identità culturali territoriali. Lavorare consapevolmente e con visione nella cultura può essere, quindi, una prospettiva, certo impegnativa, ma appassionante e nella quale potranno svilupparsi nuove opportunità di crescita.