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Internazionalizzazione della cultura. Intervista a Giulio Stumpo

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Intervistiamo oggi Giulio Stumpo, consulente esperto del Settore Cultura di Eccom-Idee per la Cultura di Roma, e docente dei corsi di Fondazione Ater

Internazionalizzazione della Cultura Giulio Stumpo

Attraverso le sue lezioni, i corsisti potranno approfondire il tema dell’internazionalizzazione della cultura, e scoprire come fare impresa in questo settore in Italia e all’estero.

ATER: Cosa vuol dire “internazionalizzazione della cultura”?

Giulio Stumpo: La cultura è una categoria estremamente eterogenea. Rientrano in questo campo le più disparate attività ed anche tra territori della stessa nazione possono riscontrarsi differenze significative nel cosa si possa definire “Cultura” e cosa no.

Il tema si complica ancora di più quando si fa riferimento a territori distanti tra di loro e con storie, tradizioni e valori molto differenti. Allo stesso tempo la cultura è un fenomeno che per sua natura è il frutto di scambi e relazioni che vanno oltre i confini fisici e politici delle nazioni. In un certo senso il settore culturale è internazionale per definizione e dovrebbe far parte della missione di tutte le istituzioni culturali avere una vocazione internazionale. Se poi pensiamo a quanto contribuiscono oggigiorno le tecnologie nel diminuire le distanze, anche geografiche, ci rendiamo conto quanto sia necessaria una strategia di internazionalizzazione delle imprese che passi anche attraverso il settore culturale. Internazionalizzare però non vuol dire unicamente “andare fuori dai nostri confini” ma anche attrarre stranieri nel nostro territorio. Da questo punto di vista la sfida è ancora più difficile. Attrarre le migliori menti del pianeta, non solo artistiche evidentemente, significa avere una strategia ad ampio raggio capace di fornire servizi di altissimo livello e qualità, facilmente accessibili ed a prezzi contenuti. Come vede parlare di internazionalizzazione della cultura impone uno sguardo a 360° su tutte le sfere di azione della politica e dello sviluppo economico e sociale.

ATER: Qual è la sua esperienza professionale più rilevante in questo campo?

GS: Posso indicare almeno due esperienze a mio avviso interessanti. Due casi che hanno punti di contatto ma che hanno anche differenti contesti socio culturali. Sono infatti due siti inseriti nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità ma in due parti del pianeta opposte: le missioni gesuitiche de “La Santísima Trinidad de Paraná” e “Jesús de Tavarangue” in Paraguay ed il “Gruppo di Monumenti di Hampi” nello Stato del Karnataka in India.

Da queste esperienze ho imparato che avere a che fare con i beni e le attività culturali è un grande esercizio di umiltà. Lo sviluppo sostenibile, capace cioè di conservare alle generazioni future ciò di cui noi stessi fruiamo oggi, è una grande responsabilità che ha la nostra generazione. Nei due casi ho dovuto cooperare con gruppi di lavoro molto differenti tra di loro in quanto differenti erano le esigenze infrastrutturali, di comunicazione, di protezione, e questo ha di certo arricchito la mia esperienza, ma ha anche contribuito a farmi comprendere meglio quanto sia indispensabile avere un approccio operativo e multidisciplinare. Per questo motivo penso che chi si vuole occupare di cultura e di internazionalizzazione debba innanzitutto sviluppare capacità di ascolto e di proposta, deve essere in grado di trovare la giusta composizione tra le diverse esigenze dei committenti, ma deve anche avere una concreta capacità di individuare e proporre strumenti operativi efficaci.

Nei due casi specifici, che ho svolto in contesti socio economici molto differenti tra di loro e molto differenti dal nostro stile di vita, ho anche compreso quanto sia indispensabile mettere da parte le esigenze di “lavoro” e guardare anche dentro se stessi. Insomma non è detto che le nostre competenze e le nostre qualificate professionalità siano le uniche cose che dobbiamo mettere nella cassetta degli attrezzi quando lavoriamo con l’estero. Dobbiamo anche essere capaci di apprendere e di assorbire le istanze che ci provengono dall’esterno.

ATER: Che consiglio darebbe a coloro che vogliono cimentarsi in una nuova attività imprenditoriale nel settore Cultura, con lo sguardo rivolto anche all’estero?

GS: Oggi iniziare attività imprenditoriali può sembrare un consiglio dissennato, invece credo fermamente che il settore culturale e creativo siano in grado non solo di tirarci fuori dalla crisi, ma anche di essere strumento per riformulare i nostri modelli di sviluppo. Perciò è così necessario avviare esperienze di produzione culturale e creativa. Lo scenario al quale queste iniziative devono guardare non può più essere semplicemente all’interno dei propri confini. A me sembra evidente che ogni iniziativa culturale debba avere come orizzonte minimo l’Europa, e sebbene sia consapevole che chi inizia una nuova attività oggi debba innanzitutto confrontarsi con le necessità quotidiane che spesso ci riportano alcontesto locale, costruirsi un orizzonte più ampio significa darsi la possibilità di differenziare le proprie attività e di costruirsi alternative ed occasioni di lavoro. Come però dicevo inizialmente, internazionalizzare significa anche attrarre da fuori. Lavorare con le comunità di stranieri, che in molti casi ormai sono nati nel nostro paese, significa rispondere ad un chiaro bisogno della nostra società di integrazione e di scambio culturale forte altrettanto quanto lo sia lavorare all’estero. Insomma, come vede, internazionalizzarsi significa tante cose.

Infine, anche se sembra un consiglio scontato bisogna ricordare che uno dei nostri limiti, spesso risiede nella scarsa conoscenza delle lingue straniere, quindi il consiglio è quello di studiare almeno l’inglese!

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Pronti a ripartire? In autunno due corsi finanziabili con i voucher formativi regionali!

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Tra un po’ arriverà l’autunno e, assieme ad esso, anche i nuovi corsi Ater! La quota di iscrizione per “Finanziamenti europei e internazionalizzazione della cultura” e “Web e social network per la cultura” potrà essere coperta tutta o in parte con i voucher formativi regionali

L’attività formativa Ater riparte per l’autunno 2012 con due corsi finanziabili attraverso voucher formativi regionali: Finanziamenti europei e internazionalizzazione della cultura” e “Web e social network per la cultura”.

Entrambi i corsi sono rivolti a disoccupati laureati, occupati diplomati e occupati laureati e hanno la durata di 224 ore (28 giornate), di cui 160 di aula e 64 di stage.

Il costo per ciascun corso è di euro 2.200 con possibilità di finanziamento a copertura totale o parziale attraverso voucher formativi da richiedere alla propria Regione di residenza (solo per i residenti in Basilicata, Campania, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Valle d’Aosta, Veneto). Per richiedere il voucher c’è tempo fino al 21 settembre.

Per maggiori info, consultate il sito www.altaformazioneinrete.it alla voce “utenti”.

Scadenza per la richiesta di voucher formativo → 21 settembre

Scadenza per iscrizione al corso “Finanziamenti europei e internazionalizzazione della cultura” → 10 aprile 2013

Scadenza per iscrizione al corso “Web e social network per la cultura” → 15 aprile 2013

Per info sul contenuto dei corsi e i docenti, seguite il nostro blog in cui pubblicheremo interviste, approfondimenti e curiosità.

Per scaricare le schede di presentazione dei corsi e le schede d’iscrizione, visitate il sito www.oltrelequinte.it alla voce “Attività formative”.