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Comunicare la cultura. Intervista a Marco Roccetti

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Oggi intervistiamo Marco Roccetti, docente di Scienze dell’Informazione all’Università di Bologna e tra i responsabili del corso di Ater Formazione “Comunicare la cultura: corso IFTS per tecnico superiore per la progettazione e la realizzazione di strumenti multimediali per la comunicazione di contenuti culturali”

FONDAZIONE ATER FORMAZIONE: Secondo la sua esperienza professionale che rilevanza ha oggi, per i giovani che si affacciano nel mondo del lavoro, la conoscenza del Web e dei nuovi mezzi di comunicazione?

MARCO ROCCETTI: Ci sono oramai evidenze che non passano inosservate agli occhi dei giovani che provano ad affacciarsi al mondo del lavoro. La prima, e forse più importante, è che lo sviluppo del mercato digitale per la creazione di posti di lavoro sta assumendo un’importanza fino a qualche anni non immaginabile, almeno nelle proporzioni che si stanno affermando. Studi importanti in materia infatti documentano che la diffusione di Internet e l’occupazione sono in diretta correlazione. In particolare, il rapporto tra tasso di occupazione giovanile e diffusione di Internet mostra come i paesi con una minore presenza di Internet sono anche quelli con un basso tasso di occupazione giovanile. Una ricerca del McKinsey Global Institute, per esempio, condotta in tredici paesi ha dimostrato che, la così detta economia digitale ha creato in media 2,6 posti di lavoro per ogni posto eliminato, in tutti i settori. Questo effetto, sostanzialmente meno accentuato in Italia ha comunque determinato la creazione di 700.000 posti di lavoro In Italia, portando dunque un contributo positivo all’economia nazionale. Il secondo fatto, forse meno evidente agli occhi dei non addetti al lavoro, è che la creazione di queste opportunità riguarda non solo settori altamente digitalizzati (e le relative professioni) ma anche in maniera consistente quelle situazioni professionali “più tradizionali” in cui comunque il digitale induce un fattore positivo di ritorno. A conferma di ciò, la medesima ricerca citata prima stima il rapporto tra i nuovi posti di lavoro indotti dal digitale rispettivamente in settori altamente tecnologizzati e in settori tradizionali secondo la proporzione del 60%-40%.

FONDAZIONE ATER FORMAZIONE: Quanto influisce la comunicazione e quanta importanza hanno i nuovi media nell’ambito della cultura?

MR: Anche nell’ambito culturale la tecnologia sta influenzando profondamente il processo. Mi riferisco prima di tutto alle modalità di fruizione attraverso le quali il pubblico accede ai contenuti culturali e di intrattenimento. A questo riguardo, a tutti vengono alla mente i nuovi strumenti con i quali il pubblico accede a importanti contenuti culturali quali ad esempio musica, cinema o notizie; strumenti che includono anche tecnologie sofisticate quali lo streaming in tempo reale, i social network, gli e-book, le app e la realtà aumentata. Il cambiamento delle abitudini di consumo dei clienti costringe quindi a ripensare anche alla maniera con la quale tali contenuti vengono prodotti, così come alle professionalità degli addetti a questi compiti, i quali devono essere in grado di dominare un contesto nel quale cultura e creatività sono coniugate ad adeguate conoscenze tecnologiche.

FONDAZIONE ATER FORMAZIONE: Quali sbocchi lavorativi esistono per queste nuove figure professionali e perché consiglierebbe questo corso?

MR: Non vorrei apparire retro’, ma io consiglierei a un giovane creativo questo corso per le stesse motivazioni per cui per centinaia di anni si è consigliato agli aspiranti musicisti di imparare il linguaggio della musica, per esso intendendosi una serie di tecniche abilitanti quali, la capacità di leggere le note sugli spartiti o la capacità di maneggiare con perizia uno specifico strumento. Vedo tra cultura e tecnologia un rapporto non dissimile. Le conoscenze tecnologiche sono come la conoscenza del solfeggio per un musicista: fondamentali, anche se poi tocca a lui saper creare qualcosa di melodico e toccante. Ciò detto, lo spettro di opportunità che si apre in questo contesto è amplissimo: dai musei e dai teatri ai giornali, dalle agenzie di pubblicità alle aziende culturali, dai produttori di videogiochi a quelli di effetti speciali, fino anche alle aziende che, pur non vendendo direttamente cultura, vedono però in questa uno degli strumenti attraverso cui veicolare i propri prodotti. Recentemente ad esempio mi sono imbattuto nel caso esemplare di una importante azienda di moda di livello internazionale che utilizzava strumenti culturali, distribuiti attraverso le moderne tecnologie, per presentare le proprie collezioni stagionali.

Mi preme concludere significando comunque il fatto che, oltre a tutto ciò di cui abbiamo discusso, esistono altri ingredienti fondamentali per il successo di questa “ricetta”, e questi sono per lo meno una grande passione per questo tipo di sfide e uno sforzo continuo di tenersi aggiornati rispetto alle novità che in questo contesto avvengono quasi a getto continuo.