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Riparte il Progetto Sicurezza per lo Spettacolo: un approfondimento sui contenuti dei corsi

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Dopo il successo della prima edizione del modulo “Management della Sicurezza per lo Spettacolo” (leggi il resoconto delle giornate di studio qui),  riprendono i corsi del Progetto Sicurezza. L’operazione è il risultato della collaborazione tra Ater Formazione e un’ampia rete di partner: realtà imprenditoriali, associazioni datoriali e Sindacati hanno condiviso e pianificato questo progetto pilota finanziato dalla Regione Emilia-Romagna e dal Fondo Sociale Europeo, finalizzato alla prevenzione del rischio e alla tutela dei lavoratori durante il montaggio di palchi e strutture per lo Spettacolo dal vivo.

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Alleghiamo di seguito un prospetto con tutte le tematiche che verranno affrontate nei moduli di prossima attivazione.

Parte il 6 e il 7 Marzo 2014 la seconda edizione del modulo formativo  “Management della Sicurezza per lo Spettacolo”. 

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Comunicare la cultura. Intervista a Marco Roccetti

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Oggi intervistiamo Marco Roccetti, docente di Scienze dell’Informazione all’Università di Bologna e tra i responsabili del corso di Ater Formazione “Comunicare la cultura: corso IFTS per tecnico superiore per la progettazione e la realizzazione di strumenti multimediali per la comunicazione di contenuti culturali”

FONDAZIONE ATER FORMAZIONE: Secondo la sua esperienza professionale che rilevanza ha oggi, per i giovani che si affacciano nel mondo del lavoro, la conoscenza del Web e dei nuovi mezzi di comunicazione?

MARCO ROCCETTI: Ci sono oramai evidenze che non passano inosservate agli occhi dei giovani che provano ad affacciarsi al mondo del lavoro. La prima, e forse più importante, è che lo sviluppo del mercato digitale per la creazione di posti di lavoro sta assumendo un’importanza fino a qualche anni non immaginabile, almeno nelle proporzioni che si stanno affermando. Studi importanti in materia infatti documentano che la diffusione di Internet e l’occupazione sono in diretta correlazione. In particolare, il rapporto tra tasso di occupazione giovanile e diffusione di Internet mostra come i paesi con una minore presenza di Internet sono anche quelli con un basso tasso di occupazione giovanile. Una ricerca del McKinsey Global Institute, per esempio, condotta in tredici paesi ha dimostrato che, la così detta economia digitale ha creato in media 2,6 posti di lavoro per ogni posto eliminato, in tutti i settori. Questo effetto, sostanzialmente meno accentuato in Italia ha comunque determinato la creazione di 700.000 posti di lavoro In Italia, portando dunque un contributo positivo all’economia nazionale. Il secondo fatto, forse meno evidente agli occhi dei non addetti al lavoro, è che la creazione di queste opportunità riguarda non solo settori altamente digitalizzati (e le relative professioni) ma anche in maniera consistente quelle situazioni professionali “più tradizionali” in cui comunque il digitale induce un fattore positivo di ritorno. A conferma di ciò, la medesima ricerca citata prima stima il rapporto tra i nuovi posti di lavoro indotti dal digitale rispettivamente in settori altamente tecnologizzati e in settori tradizionali secondo la proporzione del 60%-40%.

FONDAZIONE ATER FORMAZIONE: Quanto influisce la comunicazione e quanta importanza hanno i nuovi media nell’ambito della cultura?

MR: Anche nell’ambito culturale la tecnologia sta influenzando profondamente il processo. Mi riferisco prima di tutto alle modalità di fruizione attraverso le quali il pubblico accede ai contenuti culturali e di intrattenimento. A questo riguardo, a tutti vengono alla mente i nuovi strumenti con i quali il pubblico accede a importanti contenuti culturali quali ad esempio musica, cinema o notizie; strumenti che includono anche tecnologie sofisticate quali lo streaming in tempo reale, i social network, gli e-book, le app e la realtà aumentata. Il cambiamento delle abitudini di consumo dei clienti costringe quindi a ripensare anche alla maniera con la quale tali contenuti vengono prodotti, così come alle professionalità degli addetti a questi compiti, i quali devono essere in grado di dominare un contesto nel quale cultura e creatività sono coniugate ad adeguate conoscenze tecnologiche.

FONDAZIONE ATER FORMAZIONE: Quali sbocchi lavorativi esistono per queste nuove figure professionali e perché consiglierebbe questo corso?

MR: Non vorrei apparire retro’, ma io consiglierei a un giovane creativo questo corso per le stesse motivazioni per cui per centinaia di anni si è consigliato agli aspiranti musicisti di imparare il linguaggio della musica, per esso intendendosi una serie di tecniche abilitanti quali, la capacità di leggere le note sugli spartiti o la capacità di maneggiare con perizia uno specifico strumento. Vedo tra cultura e tecnologia un rapporto non dissimile. Le conoscenze tecnologiche sono come la conoscenza del solfeggio per un musicista: fondamentali, anche se poi tocca a lui saper creare qualcosa di melodico e toccante. Ciò detto, lo spettro di opportunità che si apre in questo contesto è amplissimo: dai musei e dai teatri ai giornali, dalle agenzie di pubblicità alle aziende culturali, dai produttori di videogiochi a quelli di effetti speciali, fino anche alle aziende che, pur non vendendo direttamente cultura, vedono però in questa uno degli strumenti attraverso cui veicolare i propri prodotti. Recentemente ad esempio mi sono imbattuto nel caso esemplare di una importante azienda di moda di livello internazionale che utilizzava strumenti culturali, distribuiti attraverso le moderne tecnologie, per presentare le proprie collezioni stagionali.

Mi preme concludere significando comunque il fatto che, oltre a tutto ciò di cui abbiamo discusso, esistono altri ingredienti fondamentali per il successo di questa “ricetta”, e questi sono per lo meno una grande passione per questo tipo di sfide e uno sforzo continuo di tenersi aggiornati rispetto alle novità che in questo contesto avvengono quasi a getto continuo. 

Europa e imprese culturali. Intervista ad Andrea Pignatti

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Presidente di InEuropa Srl, società di servizi sui finanziamenti comunitari, e docente al Dipartimento di Lingue di Scuole Civiche di Milano Fondazione di Partecipazione, Andrea Pignatti sarà anche docente del corso di Ater Formazione sull’europrogettazione e l’internazionalizzazione della cultura. Con lui abbiamo voluto approfondire il tema dei finanziamenti europei e delle opportunità per le imprese culturali

ATER FORMAZIONE: Che opportunità offre oggi l’Europa per la realizzazione di idee imprenditoriali nel settore Cultura?

Andrea Pignatti: In Europa è attualmente aperto il bando relativo al programma Cultura 2007 che sostiene iniziative culturali realizzate in partenariato con altri enti culturali europei. La candidatura di progetti per la richiesta di contributi è aperta sino al 7 novembre 2012. Il bando sosterrà due tipologie di iniziative: progetti da realizzarsi da un partenariato di almeno 6 enti di Stati diversi per una durata dai 3 ai 5 anni ed iniziative da implementare tra 3 enti di Stati diversi per una durata non superiore ai 2 anni.

Il bando sostiene anche festival culturali (scadenza 5 dicembre).

L’Europa oltre al programma Cultura 2007 propone altre opportunità che hanno un impatto sulle attività culturali. Il corso realizzato da Ater Formazione ha come obiettivo quello di illustrare tutti i finanziamenti europei per il settore culturale.

ATER FORMAZIONE: Qual è la sua competenza principale in questo campo e quali esperienze sono state più significative per il suo percorso professionale?

AP: Mi occupo di finanziamenti europei a gestione diretta. Con tale definizione mi riferisco a quella serie di opportunità che vengono attivate e gestite direttamente da Bruxelles.

Il mio percorso professionale ha avuto diversi momenti importanti che mi hanno arricchito sia dal punto di vista umano che professionale condizionandone lo sviluppo. Tra quelli più significativi segnalerei i seguenti: la progettazione e creazione, nel 1998, del Sito Web Europafacile presso ERVET Spa che ancora oggi considero essere un punto di riferimento sulle opportunità europea; l’esperienza presso Fondazione Scuole Civiche di Milano dal 2001 che mi ha permesso di focalizzare l’attività europea sul settore culturale e di incrociare la Dottoressa Grazzini attuale socia della nostra società; nel 2003 l’esperienza come esperto presso l’Antenna culturale Europea; l’apertura di InEuropa nel 2006 con la Grazzini. Infine la progettazione e gestione di numerosi progetti che mi hanno permesso di migliorare sul campo le competenze che l’Europrogettazione richiede.

ATER FORMAZIONE: Può darci qualche anticipazione su ciò di cui tratterà durante il corso?

AP: Il corso intende fornire un quadro di orientamento sulle opportunità europee, illustrando le tecniche di progettazione necessarie per affrontarle (come impostare un progetto dal punto di vista contenutistico e del budget).

Il tutto sarà supportato da chiarimenti basati su esperienze concrete che verranno portate in aula (presentazione di buone pratiche sviluppate in progetti finanziati dal programma cultura) al fine di facilitare la comprensione di ciò che comporta per un operatore culturale realizzare e gestire un progetto europeo. Non mancherà un aggiornamento al nuovo contesto europeo nel settore culturale (ricordo che dal 2014 inizierà la nuova programmazione denominata Europa 2020). Infine si attiverà un’azione di project work per confrontarsi direttamente con la modulistica europea e vedere concretamente come impostare un progetto da candidare.

Internazionalizzazione della cultura. Intervista a Giulio Stumpo

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Intervistiamo oggi Giulio Stumpo, consulente esperto del Settore Cultura di Eccom-Idee per la Cultura di Roma, e docente dei corsi di Fondazione Ater

Internazionalizzazione della Cultura Giulio Stumpo

Attraverso le sue lezioni, i corsisti potranno approfondire il tema dell’internazionalizzazione della cultura, e scoprire come fare impresa in questo settore in Italia e all’estero.

ATER: Cosa vuol dire “internazionalizzazione della cultura”?

Giulio Stumpo: La cultura è una categoria estremamente eterogenea. Rientrano in questo campo le più disparate attività ed anche tra territori della stessa nazione possono riscontrarsi differenze significative nel cosa si possa definire “Cultura” e cosa no.

Il tema si complica ancora di più quando si fa riferimento a territori distanti tra di loro e con storie, tradizioni e valori molto differenti. Allo stesso tempo la cultura è un fenomeno che per sua natura è il frutto di scambi e relazioni che vanno oltre i confini fisici e politici delle nazioni. In un certo senso il settore culturale è internazionale per definizione e dovrebbe far parte della missione di tutte le istituzioni culturali avere una vocazione internazionale. Se poi pensiamo a quanto contribuiscono oggigiorno le tecnologie nel diminuire le distanze, anche geografiche, ci rendiamo conto quanto sia necessaria una strategia di internazionalizzazione delle imprese che passi anche attraverso il settore culturale. Internazionalizzare però non vuol dire unicamente “andare fuori dai nostri confini” ma anche attrarre stranieri nel nostro territorio. Da questo punto di vista la sfida è ancora più difficile. Attrarre le migliori menti del pianeta, non solo artistiche evidentemente, significa avere una strategia ad ampio raggio capace di fornire servizi di altissimo livello e qualità, facilmente accessibili ed a prezzi contenuti. Come vede parlare di internazionalizzazione della cultura impone uno sguardo a 360° su tutte le sfere di azione della politica e dello sviluppo economico e sociale.

ATER: Qual è la sua esperienza professionale più rilevante in questo campo?

GS: Posso indicare almeno due esperienze a mio avviso interessanti. Due casi che hanno punti di contatto ma che hanno anche differenti contesti socio culturali. Sono infatti due siti inseriti nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità ma in due parti del pianeta opposte: le missioni gesuitiche de “La Santísima Trinidad de Paraná” e “Jesús de Tavarangue” in Paraguay ed il “Gruppo di Monumenti di Hampi” nello Stato del Karnataka in India.

Da queste esperienze ho imparato che avere a che fare con i beni e le attività culturali è un grande esercizio di umiltà. Lo sviluppo sostenibile, capace cioè di conservare alle generazioni future ciò di cui noi stessi fruiamo oggi, è una grande responsabilità che ha la nostra generazione. Nei due casi ho dovuto cooperare con gruppi di lavoro molto differenti tra di loro in quanto differenti erano le esigenze infrastrutturali, di comunicazione, di protezione, e questo ha di certo arricchito la mia esperienza, ma ha anche contribuito a farmi comprendere meglio quanto sia indispensabile avere un approccio operativo e multidisciplinare. Per questo motivo penso che chi si vuole occupare di cultura e di internazionalizzazione debba innanzitutto sviluppare capacità di ascolto e di proposta, deve essere in grado di trovare la giusta composizione tra le diverse esigenze dei committenti, ma deve anche avere una concreta capacità di individuare e proporre strumenti operativi efficaci.

Nei due casi specifici, che ho svolto in contesti socio economici molto differenti tra di loro e molto differenti dal nostro stile di vita, ho anche compreso quanto sia indispensabile mettere da parte le esigenze di “lavoro” e guardare anche dentro se stessi. Insomma non è detto che le nostre competenze e le nostre qualificate professionalità siano le uniche cose che dobbiamo mettere nella cassetta degli attrezzi quando lavoriamo con l’estero. Dobbiamo anche essere capaci di apprendere e di assorbire le istanze che ci provengono dall’esterno.

ATER: Che consiglio darebbe a coloro che vogliono cimentarsi in una nuova attività imprenditoriale nel settore Cultura, con lo sguardo rivolto anche all’estero?

GS: Oggi iniziare attività imprenditoriali può sembrare un consiglio dissennato, invece credo fermamente che il settore culturale e creativo siano in grado non solo di tirarci fuori dalla crisi, ma anche di essere strumento per riformulare i nostri modelli di sviluppo. Perciò è così necessario avviare esperienze di produzione culturale e creativa. Lo scenario al quale queste iniziative devono guardare non può più essere semplicemente all’interno dei propri confini. A me sembra evidente che ogni iniziativa culturale debba avere come orizzonte minimo l’Europa, e sebbene sia consapevole che chi inizia una nuova attività oggi debba innanzitutto confrontarsi con le necessità quotidiane che spesso ci riportano alcontesto locale, costruirsi un orizzonte più ampio significa darsi la possibilità di differenziare le proprie attività e di costruirsi alternative ed occasioni di lavoro. Come però dicevo inizialmente, internazionalizzare significa anche attrarre da fuori. Lavorare con le comunità di stranieri, che in molti casi ormai sono nati nel nostro paese, significa rispondere ad un chiaro bisogno della nostra società di integrazione e di scambio culturale forte altrettanto quanto lo sia lavorare all’estero. Insomma, come vede, internazionalizzarsi significa tante cose.

Infine, anche se sembra un consiglio scontato bisogna ricordare che uno dei nostri limiti, spesso risiede nella scarsa conoscenza delle lingue straniere, quindi il consiglio è quello di studiare almeno l’inglese!

Aperte le iscrizioni a corsi per figure professionali tecniche. Settore Cultura!

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Le nuove proposte Ater per i prossimi mesi prevedono un corso IFTS (Istruzione e Formazione Tecnica Superiore) per tecnico superiore per la progettazione e la realizzazione di strumenti multimediali per la comunicazione di contenuti culturali e un corso di Formazione superiore per tecnico del suono. Due figure professionali tecniche da impiegare nel settore Cultura!

Corso Ater IFTS Tecnico del Suono

Il corso “Comunicare la Cultura: corso IFTS per tecnico superiore per la progettazione e la realizzazione di strumenti multimediali per la comunicazione di contenuti culturali” è rivolto a 20 diplomati (possono accedere anche persone ammesse al 5° anno dei percorsi liceali), con priorità ai giovani disoccupati in possesso di diploma tecnico con specializzazione in informatica o di diploma a indirizzo umanistico. Il corso è gratuito e dura 800 ore, di cui 300 di stage, da novembre 2012 a giugno 2013.

Per accedere alla selezione è inoltre necessario possedere i seguenti requisiti: buone conoscenze della lingua inglese, dei principali software e di internet, ed esperienza pregressa o conoscenza del settore culturale. Il possesso di tali requisiti sarà verificato attraverso una prova scritta e coloro che la supereranno accederanno ad un colloquio individuale basato sul curriculum personale e sulle componenti motivazionali.

COSA SONO I CORSI IFTS??

Scadenza per l’iscrizione → 19 ottobre

Il corso di Formazione superiore per “Tecnico del suono e dei supporti visivi per lo spettacolo dal vivo”, è rivolto a 15 persone disoccupate e occupate che hanno conseguito un diploma di Istituto Tecnico Superiore e/o hanno maturato esperienze professionali nella gestione delle luci in attività di spettacolo dal vivo.

La durata del corso è di 300 ore, di cui 60 di stage, da novembre 2012 a marzo 2013. Anche questo corso è gratuito, con selezione attraverso una prova scritta finalizzata alla verifica di conoscenze di base in ambito illuminotecnica (impiantistica) e un colloquio attitudinale/motivazionale

COSA SONO I CORSI DI FORMAZIONE SUPERIORE??

Scadenza per l’iscrizione al corso → 12 novembre

Entrambi i corsi fanno parte dell’offerta della Rete politecnica della Regione Emilia Romagna.

Per maggiori info visitate il sito www.oltrelequinte.it alla sezione “Attività formative”, in cui troverete i link ai bandi e alle schede d’iscrizione ai corsi.

Pronti a ripartire? In autunno due corsi finanziabili con i voucher formativi regionali!

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Tra un po’ arriverà l’autunno e, assieme ad esso, anche i nuovi corsi Ater! La quota di iscrizione per “Finanziamenti europei e internazionalizzazione della cultura” e “Web e social network per la cultura” potrà essere coperta tutta o in parte con i voucher formativi regionali

L’attività formativa Ater riparte per l’autunno 2012 con due corsi finanziabili attraverso voucher formativi regionali: Finanziamenti europei e internazionalizzazione della cultura” e “Web e social network per la cultura”.

Entrambi i corsi sono rivolti a disoccupati laureati, occupati diplomati e occupati laureati e hanno la durata di 224 ore (28 giornate), di cui 160 di aula e 64 di stage.

Il costo per ciascun corso è di euro 2.200 con possibilità di finanziamento a copertura totale o parziale attraverso voucher formativi da richiedere alla propria Regione di residenza (solo per i residenti in Basilicata, Campania, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Valle d’Aosta, Veneto). Per richiedere il voucher c’è tempo fino al 21 settembre.

Per maggiori info, consultate il sito www.altaformazioneinrete.it alla voce “utenti”.

Scadenza per la richiesta di voucher formativo → 21 settembre

Scadenza per iscrizione al corso “Finanziamenti europei e internazionalizzazione della cultura” → 10 aprile 2013

Scadenza per iscrizione al corso “Web e social network per la cultura” → 15 aprile 2013

Per info sul contenuto dei corsi e i docenti, seguite il nostro blog in cui pubblicheremo interviste, approfondimenti e curiosità.

Per scaricare le schede di presentazione dei corsi e le schede d’iscrizione, visitate il sito www.oltrelequinte.it alla voce “Attività formative”.

Intervista a Roberto Calari, tra nuove idee e autoimprenditorialità

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Intervistiamo oggi Roberto Calari, responsabile Area Cultura Legacoop di Bologna e Emilia Romagna. Docente dei prossimi corsi, vi svela i segreti per mettere in pratica idee imprenditoriali di successo, tra autoimprenditorialità e competenze trasversali

Autoimprenditorialità e competenze trasversali

ATER: Durante il corso si occuperà di autoimprenditorialità, motivazione e acquisizione di competenze trasversali. Può fornirci qualche anticipazione?

Roberto Calari: La capacità di assumere una logica imprenditoriale nel proprio approccio al lavoro nella cultura è un elemento fondamentale , che può connotare fortemente il “ percorso di carriera” nel settore e dare ad esse quel segno di “concretezza” e, insieme, di “visione” e “innovazione” che sono fattori imprescindibili per chi voglia affrontare ruoli di direzione nei diversi ambiti del management dell’impresa culturale.
Il valore dell’autonomia e della capacità propositiva è , infatti, componente essenziale del lavoro in un settore come quello culturale in cui la componente “fattore umano” e “apporto cognitivo e creativo” rappresentano i fattori produttivi essenziali per lo sviluppo di un’impresa.
Questo approccio all’autoimprenditorialità non è però scontato in tanti giovani, portatori di grandi capacità e potenzialità culturali, ma va formato e alimentato tramite adeguati momenti formativi. Esso si alimenta infatti dell’apprendimento di una specifica capacità di analizzare, studiare ed utilizzare nelle proprie scelte quegli elementi e quelle caratteristiche identitarie, economiche, sociali e culturali del “ territorio” in cui l’impresa culturale è inserita.
Si fonda su questa competenza del rapporto tra impresa- mercato- territorio la sfida competitiva delle realtà imprenditoriali ed associative del settore: da questa capacità di lettura e di analisi del territorio nascono infatti le competenze più preziose ed innovative per il settore in grado di integrare e valorizzare le specifiche competenze e capacità produttive in ambito culturale dell’impresa con una lettura attenta degli scenari e delle condizioni di opportunità fornite dal territorio di insediamento.

ATER: Quali sono state le sue esperienze più significative in ambito professionale e che importanza ha avuto per la sua carriera la logica imprenditoriale?

RC: La mia esperienza è fortemente connessa a questa opportunità di acquisire una lettura orizzontale delle dinamiche dei sottomercati della cultura nel rapporto tra un ruolo fondamentale delle politiche culturali pubbliche e la relazione con il crescente ruolo dei privati, sempre però animato da un orizzonte etico e di interesse sociale e pubblico.
Le prime esperienze nel teatro in Emilia Romagna a fine anni ’70 nel rapporto in Convenzione tra pubblico e privato sono una testimonianza di questa relazione che ha cambiato profondamente la realtà del teatro italiana di quegli anni introducendo concetti fondamentali come “radicamento in un territorio”, “teatri di produzione”, “ diritto alla cultura” dei cittadini, “decentramento” ( esempi Nuova Scena, Coop La Baracca, Accademia Perduta, Compagnia del Collettivo).
Poi la straordinaria esperienza progettuale di Bologna 2000 Capitale europea della cultura, troppo poco studiata ed analizzata nel nesso, possibile, tra cultura e sviluppo territoriale che, se pur per un periodo breve, date le condizioni politiche in cui si è svolta, questa esperienza progettuale è, comunque, stata in grado di generare. E il progetto di Distretto multimediale a Bologna, firmato insieme all’Università, nel 2000 per dare a Bologna un ruolo internazionale che ha, ancora oggi, le condizioni di avere nella produzione di contenuti digitali multipiattaforma…. Sono passati dieci anni ed ora, in condizioni nuove, il tema si pone con forza nel piano strategico di Bologna. La nascita di tante imprese, anche provenienti dalle opportunità formative che con Fondazione Ater promuoviamo in modo specialistico dagli anni ’90, , che ha arricchito il territorio di esperienze innovative e dato nuovo protagonismo a giovani talenti in area culturale.
Infine l’ambito progettuale connesso alla valorizzazione ai fini di attrattore turistico dei principali eventi e delle principali manifestazioni culturali e di spettacolo della Sardegna: un progetto lungo ed ambizioso, progettato e gestito per Ater, come project leader: un progetto che credo abbia identificato un metodo possibile di lavoro” in rete “ tra più protagonisti per promuovere il territorio a partire dalla cultura.

ATER: Quale consiglio personale darebbe ai giovani che vogliono avviare un’impresa culturale oggi, nonostante crisi economica e tasso di disoccupazione crescente?

RC: Lavorare duro nella formazione delle proprie competenze è una condizione essenziale. Conoscere i linguaggi e le esperienze che attraversano l’universo della cultura in una fase di grande cambiamento è fondamentale, ma non basta. E’ indispensabile capire che l’ottica, la lettura del proprio agire nella produzione ed organizzazione culturale, che sia nello spettacolo, nel cinema o nei Beni culturali deve essere connessa alla capacità di leggere il ruolo e la missione dell’impresa culturale nel suo rapporto con lo sviluppo economico e sociale di una comunità. Identità da un lato, ma sviluppo ed opportunità di crescita e di futuro , dall’altro. Ecco perché ho condiviso e condivo un lavoro di studio da anni nell’Osservatorio dello spettacolo della Regione Emilia Romagna sulla realtà dello spettacolo in Regione; ed ecco perché ho creduto importante contribuire, con Roberto Grandi ed altri ricercatori, con Ervet a creare le condizioni per un’analisi approfondita della dimensione del posizionamento nazionale ed internazionale della presenza dell’Industria Culturale e creativa nella nostra regione. Dati incoraggianti che ci dicono come operare in questi settori sia un’opportunità per il presente e per il futuro , nonostante la crisi economica e la sottovalutazione che, in modo poco lungimirante la politica ha dedicato ad esso. Dai risultati della ricerca è nata, infatti, una nuova consapevolezza da parte della Giunta Regionale dell’Emilia Romagna e di molti Comuni ed Istituzioni, oltre che delle principali categorie economiche che “ cultura e creatività” rappresentino un possibile importante fattore di sviluppo per l’economia regionale ed europea nei prossimi anni e che, quindi, si tratti di sostenere e favorire la crescita di nuove competenze e di nuove imprese in questo settore e di identificare nuovi strumenti per la promozione di esse nei mercati europei ed internazionali.
Una regione ad alta intensità di “cultura e creatività” rispetto ad altre, come dimostrano le ricerche e le linee di indirizzo della Commissione europea connesse alla cultura, è certamente ed inequivocabilmente, in grado, infatti, più delle altre di affrontare la crisi economica con uno sguardo rivolto alla crescita e all’innovazione, oltre che alla salvaguardia e tutela delle specifiche identità culturali territoriali. Lavorare consapevolmente e con visione nella cultura può essere, quindi, una prospettiva, certo impegnativa, ma appassionante e nella quale potranno svilupparsi nuove opportunità di crescita.