arti visive

Intervista a Giorgio Diritti, direttore artistico dei corsi “Documentare”. Un progetto all’interno del piano Creare Futuro

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Il regista e autore bolognese realizza, parallelamente alla sua attività cinematografica, progetti in ambito teatrale, documentari, progetti multimediali, corsi di formazione. Aranciafilm, la sua società di produzione, ha sede in pieno centro a Bologna. Cinema e cultura non si esauriscono nel proprio contesto di riferimento ma comprendono, per Diritti, anche la possibilità di essere seme e germoglio di consapevolezza e sviluppo sociale. Ideali che lo portano a lavorare in una dimensione condivisa, sia con il territorio in cui opera che con le persone che partecipano alla realizzazione del progetto.

È stato proprio grazie a questi valori che lo incontriamo oggi nella veste di docente e direttore artistico del corso “Documentare”.

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Intervista a Roberto Calari, tra nuove idee e autoimprenditorialità

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Intervistiamo oggi Roberto Calari, responsabile Area Cultura Legacoop di Bologna e Emilia Romagna. Docente dei prossimi corsi, vi svela i segreti per mettere in pratica idee imprenditoriali di successo, tra autoimprenditorialità e competenze trasversali

Autoimprenditorialità e competenze trasversali

ATER: Durante il corso si occuperà di autoimprenditorialità, motivazione e acquisizione di competenze trasversali. Può fornirci qualche anticipazione?

Roberto Calari: La capacità di assumere una logica imprenditoriale nel proprio approccio al lavoro nella cultura è un elemento fondamentale , che può connotare fortemente il “ percorso di carriera” nel settore e dare ad esse quel segno di “concretezza” e, insieme, di “visione” e “innovazione” che sono fattori imprescindibili per chi voglia affrontare ruoli di direzione nei diversi ambiti del management dell’impresa culturale.
Il valore dell’autonomia e della capacità propositiva è , infatti, componente essenziale del lavoro in un settore come quello culturale in cui la componente “fattore umano” e “apporto cognitivo e creativo” rappresentano i fattori produttivi essenziali per lo sviluppo di un’impresa.
Questo approccio all’autoimprenditorialità non è però scontato in tanti giovani, portatori di grandi capacità e potenzialità culturali, ma va formato e alimentato tramite adeguati momenti formativi. Esso si alimenta infatti dell’apprendimento di una specifica capacità di analizzare, studiare ed utilizzare nelle proprie scelte quegli elementi e quelle caratteristiche identitarie, economiche, sociali e culturali del “ territorio” in cui l’impresa culturale è inserita.
Si fonda su questa competenza del rapporto tra impresa- mercato- territorio la sfida competitiva delle realtà imprenditoriali ed associative del settore: da questa capacità di lettura e di analisi del territorio nascono infatti le competenze più preziose ed innovative per il settore in grado di integrare e valorizzare le specifiche competenze e capacità produttive in ambito culturale dell’impresa con una lettura attenta degli scenari e delle condizioni di opportunità fornite dal territorio di insediamento.

ATER: Quali sono state le sue esperienze più significative in ambito professionale e che importanza ha avuto per la sua carriera la logica imprenditoriale?

RC: La mia esperienza è fortemente connessa a questa opportunità di acquisire una lettura orizzontale delle dinamiche dei sottomercati della cultura nel rapporto tra un ruolo fondamentale delle politiche culturali pubbliche e la relazione con il crescente ruolo dei privati, sempre però animato da un orizzonte etico e di interesse sociale e pubblico.
Le prime esperienze nel teatro in Emilia Romagna a fine anni ’70 nel rapporto in Convenzione tra pubblico e privato sono una testimonianza di questa relazione che ha cambiato profondamente la realtà del teatro italiana di quegli anni introducendo concetti fondamentali come “radicamento in un territorio”, “teatri di produzione”, “ diritto alla cultura” dei cittadini, “decentramento” ( esempi Nuova Scena, Coop La Baracca, Accademia Perduta, Compagnia del Collettivo).
Poi la straordinaria esperienza progettuale di Bologna 2000 Capitale europea della cultura, troppo poco studiata ed analizzata nel nesso, possibile, tra cultura e sviluppo territoriale che, se pur per un periodo breve, date le condizioni politiche in cui si è svolta, questa esperienza progettuale è, comunque, stata in grado di generare. E il progetto di Distretto multimediale a Bologna, firmato insieme all’Università, nel 2000 per dare a Bologna un ruolo internazionale che ha, ancora oggi, le condizioni di avere nella produzione di contenuti digitali multipiattaforma…. Sono passati dieci anni ed ora, in condizioni nuove, il tema si pone con forza nel piano strategico di Bologna. La nascita di tante imprese, anche provenienti dalle opportunità formative che con Fondazione Ater promuoviamo in modo specialistico dagli anni ’90, , che ha arricchito il territorio di esperienze innovative e dato nuovo protagonismo a giovani talenti in area culturale.
Infine l’ambito progettuale connesso alla valorizzazione ai fini di attrattore turistico dei principali eventi e delle principali manifestazioni culturali e di spettacolo della Sardegna: un progetto lungo ed ambizioso, progettato e gestito per Ater, come project leader: un progetto che credo abbia identificato un metodo possibile di lavoro” in rete “ tra più protagonisti per promuovere il territorio a partire dalla cultura.

ATER: Quale consiglio personale darebbe ai giovani che vogliono avviare un’impresa culturale oggi, nonostante crisi economica e tasso di disoccupazione crescente?

RC: Lavorare duro nella formazione delle proprie competenze è una condizione essenziale. Conoscere i linguaggi e le esperienze che attraversano l’universo della cultura in una fase di grande cambiamento è fondamentale, ma non basta. E’ indispensabile capire che l’ottica, la lettura del proprio agire nella produzione ed organizzazione culturale, che sia nello spettacolo, nel cinema o nei Beni culturali deve essere connessa alla capacità di leggere il ruolo e la missione dell’impresa culturale nel suo rapporto con lo sviluppo economico e sociale di una comunità. Identità da un lato, ma sviluppo ed opportunità di crescita e di futuro , dall’altro. Ecco perché ho condiviso e condivo un lavoro di studio da anni nell’Osservatorio dello spettacolo della Regione Emilia Romagna sulla realtà dello spettacolo in Regione; ed ecco perché ho creduto importante contribuire, con Roberto Grandi ed altri ricercatori, con Ervet a creare le condizioni per un’analisi approfondita della dimensione del posizionamento nazionale ed internazionale della presenza dell’Industria Culturale e creativa nella nostra regione. Dati incoraggianti che ci dicono come operare in questi settori sia un’opportunità per il presente e per il futuro , nonostante la crisi economica e la sottovalutazione che, in modo poco lungimirante la politica ha dedicato ad esso. Dai risultati della ricerca è nata, infatti, una nuova consapevolezza da parte della Giunta Regionale dell’Emilia Romagna e di molti Comuni ed Istituzioni, oltre che delle principali categorie economiche che “ cultura e creatività” rappresentino un possibile importante fattore di sviluppo per l’economia regionale ed europea nei prossimi anni e che, quindi, si tratti di sostenere e favorire la crescita di nuove competenze e di nuove imprese in questo settore e di identificare nuovi strumenti per la promozione di esse nei mercati europei ed internazionali.
Una regione ad alta intensità di “cultura e creatività” rispetto ad altre, come dimostrano le ricerche e le linee di indirizzo della Commissione europea connesse alla cultura, è certamente ed inequivocabilmente, in grado, infatti, più delle altre di affrontare la crisi economica con uno sguardo rivolto alla crescita e all’innovazione, oltre che alla salvaguardia e tutela delle specifiche identità culturali territoriali. Lavorare consapevolmente e con visione nella cultura può essere, quindi, una prospettiva, certo impegnativa, ma appassionante e nella quale potranno svilupparsi nuove opportunità di crescita.

Si riparte con la cultura! Ater ripropone il corso su start-up cinema e musica

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Come avviare un’impresa culturale? Venite ai nostri corsi per scoprirlo! Dopo la pausa estiva, partiranno i nuovi corsi organizzati da Ater a Bologna. Tra questi ci sarà anche quello dedicato alle start-up per cinema e industria musicale

Passione e professionalità sono gli ingredienti degli esperti del settore chiamati a seguire i partecipanti del corso di specializzazione “L’impresa culturale: start-up per il cinema e l’industria musicale”. Tra i docenti al momento confermati: Roberto CalariAntonio Barresi, Pasquale Vita, Maurizio Frittelli, Pierfrancesco PagodaGiordano Sangiorgi.

La struttura e gli argomenti del corso sono stati pensati sulla base della necessità del territorio. Obiettivo: competitività da raggiungere attraverso il sostegno e sviluppo di idee creative e innovative.

La scadenza per la presentazione delle domande è il 31 ottobre 2012Il corso, di 48 ore complessive, si realizzerà in 6 incontri settimanali il giovedì a partire dall’8 novembre a Bologna, Via Oberdan 24, dalle ore 9 alle 13 e dalle ore 14 alle 18.

L’Emilia Romagna considera cultura, creatività e innovazione fattori strategici di sviluppo. Inoltre, Bologna appartiene al network “Città Creative”, promosso dall’UNESCO, che sostiene la creatività quale elemento essenziale per lo sviluppo di un territorio e per favorire lo scambio di esperienze e capacità.

Il corso, precedentemente proposto ma rinviato con un secondo bando disponibile sul sito di ATER, si colloca all’interno della grande sfera di azioni intraprese a livello regionale per favorire lo sviluppo di nuovi progetti d’impresa nel settore della cultura.

Per partecipare al corso scaricate il bando e la scheda di partecipazione dal nostro sito.

Progettare nuove imprese. Intervista ad Antonio Barresi

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Intervistiamo oggi Antonio Barresi, responsabile del Servizio Progetti d’impresa della Provincia di Bologna

 

Le sue lezioni verteranno sulle tecniche di implementazione di un business plan e sull’ideazione di un progetto di nuova impresa.

 

ATER: Quali sono le sue esperienze più significative in ambito professionale e cosa offre in questo senso la Provincia di Bologna?

Antonio Barresi: Pochi arrivano con le idee chiare, ma su questo ci siamo noi. La cosa più sconcertante è la bassa percentuale di coloro che sono disposti a lavorare per la definizione della propria idea.

Faccio questo lavoro da quindici anni e posso sicuramente dire che l’elemento più critico di questo tipo di utenza – i futuri imprenditori – è quello di concentrarsi prevalentemente sui possibili aiuti finanziari a cui accedere, trascurando invece tutto il resto, prodotto e concorrenza compresi. È questione di errato approccio all’idea.

Posso però parlare anche delle esperienze interessanti con coloro che hanno capito qual è la giusta impostazione da dare alla propria idea di business. Mi riferisco a chi si è messo sotto rimboccandosi le maniche e andando in giro a cercare dati, informazioni, contatti che poi ha sintetizzato in un business plan.

Questi rappresentano la mia più grande soddisfazione professionale: non c’è cosa più bella del vedere un’idea abbozzarsi e, dopo qualche mese, vederla realizzata in un’impresa reale, possibilmente di immediato successo di mercato e di opinione pubblica.

La Provincia di Bologna, attraverso Progetti d’impresa, aiuta a mettere a fuoco un’idea.

 

ATER: Durante il corso si occuperà di ideazione di progetti e business plan. Può fornirci qualche anticipazione?

AB: Attraverso il mio modulo intendo trasmettere ai partecipanti la consapevolezza della necessità di porre basi solide alla propria idea imprenditoriale, ragionando sugli aspetti fondamentali che possono costituire le basi del progetto di impresa.

Allo stesso tempo vorrei comprendessero l’importanza di un piano di impresa ben fatto, coerente con le finalità e l’idea di partena, e sufficientemente dettagliato. La pianificazione infatti riduce al minimo il rischio di spiacevoli errori.

 

ATER: Quale consiglio personale offrirebbe ai giovani che vogliono avviare un’impresa culturale oggi?

AB: Di sicuro di non improvvisarsi imprenditori. Avere a disposizione qualcuno che conosce il settore perché ci lavora o ha avuto esperienze dirette è una opportunità da “cogliere al balzo”.

Frequentare questi momenti di formazione, per esempio, è una delle cose più sagge da fare.

È ovvio che tutte le esperienze formative hanno un inizio e una fine ma, grazie ai servizi e alle strutture presenti nel nostro territorio chi ha la voglia di proseguire col suo progetto imprenditoriale può continuare ad avere i giusti riferimenti per approfondire e, se tutto procede per il verso giusto, rendere operativa la propria idea d’impresa.

Pierfrancesco Pacoda: il mercato della musica

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Intervistiamo oggi Pierfrancesco Pacoda, esperto in comunicazione nel settore della Musica e Docente del Dams di Bologna e del Master in Comunicazione Musicale dell’Università Cattolica di Milano

Start-up per imprese culturali settore musica

Durante il corso di specializzazione “L’impresa culturale: start-up per il cinema e l’industria musicale”, Pierfrancesco Pacoda tratterà argomenti quali il settore musicale e il contesto competitivo, analisi della domanda e dell’offerta, come cambiano i consumi giovanili, analisi delle tendenze e come i portali più innovativi parlano di musica.

ATER: Quali sono le sue esperienze più significative nel settore musicale e, secondo lei, come sta cambiando in riferimento alle nuove tecnologie?

Pierfrancesco Pacoda: La mia esperienza più significativa è sicuramente legata al periodo, nell’immediato passato, nel quale mi sono occupato della comunicazione di Irma Records, una etichetta di Bologna che, a fine anni ’90, aveva conquistato un importante segmento di mercato internazionale investendo sul suono italiano dei nuovi musicisti elettronici e della cosiddetta “cocktail music”. Cito in particolare le tre serate Irma ospitate dal prestigioso festival jazz di Montreux in Svizzera, i concerti al Blue Note di Londra, i festival a Parigi. Mentre, per venire ad oggi, ho curato la comunicazione internazionale delle ultime due edizione del festival “La Notte della Taranta” a Melpignano, riuscendo a portare le tradizioni del Salento, terra dalla quale provengo, sui grandi media internazionali. Il mercato è cambiato in maniera irreversibile, l’avvento della tecnologia digitale ha portato al suo compimento un lungo processo di “democratizzazione” del fare musica. Leggi il seguito di questo post »

Corso “Finanziamenti europei e internazionalizzazione della cultura”

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A volte non basta solo avere una buona idea per far partire un’impresa culturale, ma servono anche investimenti in tempo e denaro. In questo, i fondi della comunità europea aiutano: è possibile infatti partecipare ai bandi per i finanziamenti europei per realizzare progetti non solo in Italia

Il corso di specializzazione “Finanziamenti europei e internazionalizzazione della cultura” durerà 100 ore nelle quali i 16 partecipanti – selezionati tra occupati (anche con contratti atipici) in imprese della cultura e dello spettacolo o titolari di impresa individuale o giovani professionisti a partita IVA – impareranno meglio a conoscere il mondo dei fondi europei e le modalità di accesso

Il corso affronta la dimensione internazionale della produzione e del mercato della cultura, alla luce dell’evoluzione dei diversi sottomercati e delle politiche culturali europee e italiane. Analizza le principali pratiche per la gestione di collaborazioni sul versante dei festival, delle coproduzioni, delle reti culturali, mettendo a fuoco alcune tendenze recenti. Fornisce anche competenze di progettazione, fondamentali per le organizzazioni che intendono partecipare con successo ai bandi europei

Si tratta di competenze importantissime, se si pensa al rilievo che tali finanziamenti hanno acquisito in questi anni e andranno ad acquisire sempre più negli anni all’interno del settore.  Leggi il seguito di questo post »

Giordano Sangiorgi, coordinatore del MEI, per le imprese musicali

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Intervistiamo oggi Giordano Sangiorgi, Coordinatore MEI, che farà parte del gruppo docenti per il corso di specializzazione “L’impresa culturale: start-up per il cinema e l’industria musicale

Nelle lezioni si occuperà di argomenti quali il settore musicale e il contesto competitivo, rete delle etichette indipendenti, MEI e collegamenti con media, festival e web, evoluzione negli stili di consumo e promozione degli artisti, pratiche innovative di comunicazione.

ATER: Cominciamo parlando del suo rapporto con il settore musicale: è cominciato tutto da una grande passione? Che difficoltà ha incontrato?

Giordano Sangiorgi: La passione è quella che muove, come in tutte le forme d’arte, la musica nel nostro paese. Ne è il principale motore. Per funzionare al meglio poi, se si passa dalla parte degli organizzatori, è necessario aggiungere competenza, aggiornamento, visione e capacità di relazioni. In Italia fare musica è difficile per tutti: non vi sono leggi che la regolamentano e il settore non è mai entrato a pieno titolo tra quelli da fare crescere e sviluppare all’interno dei progetti legati ai beni culturali del nostro paese (dove invece sono ben presenti le fondazioni liriche, il teatro il cinema e così via) e inoltre non è mai stata fatta una politica di sistema per tale settore lasciato troppo nelle mani dei privati, perlopiù multinazionali, se si escludono interventi degli enti locali a livello regionale e comunale a macchia di leopardo. Leggi il seguito di questo post »