Intervista a Fabrizio Binacchi, docente del “Corso IFTS Tecnico della produzione multimediale per la comunicazione”

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Fabrizio Binacchi, giornalista, direttore della Sede Regionale Rai per l’Emilia-Romagna. Docente, a contratto, di “Teoria e tecnica del linguaggio radiotelevisivo” alla Scuola di giornalismo dell’Università di Bologna. Componente Gruppo Ricerca Corecom ER su “Media e minori” e “Bambini, media e internet”. Ha condotto Tg1 Mattina, Tg1 edizione 13.30 e le trasmissioni “Ci vediamo” e “Linea Verde” di Rai1 e “Ambiente Italia” e “Tgr Italia Agricoltura” di Rai3. È stato capo delle redazioni regionali del Lazio e dell’Emilia Romagna, direttore ad interim Rai Trento Rai Friuli Venezia Giulia, e assistente direttore Rai Bolzano, direttore della Rai di Milano. Ha pubblicato Benedetta politica, Lativa Edizioni, 1992; Creative Notes Book, Diabasis Editore, 2003; “Bambini di ieri, bambini di oggi” Minerva Edizioni 2008.

D: Cosa intendiamo quando parliamo di comunicazione?

Trovo scientificamente perfetta la definizione di Luigi Anolli : “Uno scambio interattivo osservabile fra due o più partecipanti, dotato di intenzionalità reciproca e di un certo livello di consapevolezza, in grado di far condividere un determinato significato sulla base di sistemi simbolici e convenzionali di significazione e di segnalazione secondo la cultura di riferimento.” Intendiamo cioè essenzialmente condividere. Se non c’è scambio non c’è comunicazione. Comunicare è anche uno sguardo, ma dev’essere raccolto, secondo il contesto socio-culturale di riferimento.

D: Quanto è importante la comunicazione nel mondo del lavoro?

Non è importante, è fondamentale. Un qualsiasi processo di lavoro è fondato su connessioni di comunicazione verbale, non verbale, paralinguistica e subliminale senza le quali non ci sarebbe prodotto. E quando quelle connessioni sono distorte o latenti la qualità del prodotto lavoro è più bassa. O addirittura non è il lavoro.

D: Quali problemi può creare un uso maldestro della comunicazione?

Non c’è in natura un uso maldestro di comunicazione, ci può essere un utilizzo centrale verticale e un utilizzo laterale divergente ma nei sistemi di comunicazione più moderni, e quindi integrati,  tutti i linguaggi e le forme di linguaggio possono avere cittadinanza, ovviamente nel rispetto delle leggi, dei regolamenti e ancor più del buon senso e del comune senso del pudore. Vede, questi concetti del buon senso e del comune senso del pudore sono fortemente radicati anche nei social, in rete dove chi sgarra o chi va oltre viene di fatto marginalizzato dalla intelligenza collettiva della rete. La rete sembra senza regole formali costituite e costituenti ma nel “reale virtuale” si dota delle regole di fatto.

D: I mezzi di comunicazione di massa (internet, TV, radio) stanno convergendo sempre più rapidamente; cosa significa “multimedialità” nel mondo odierno?

Leggere un libro su uno schermo come fosse una pagina e farsi un proprio palinsesto sul proprio tablet, parlare con la mamma in chat e nel contempo studiare sulla lezione tablettizzata dalla professoressa di geografia, e ascoltare una canzone. Significa intersecare continuamente comunicazione e informazione essendo noi stessi fruitori e produttori di notizie. Prendendone coscienza.

D: A chi vorresti consigliare un corso di formazione di comunicazione multimediale?

A molti politici, a molti professori, a molti giornalisti, e a molti sindacalisti.

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