Corso Web e social network per la cultura. Intervista a Andrea Maulini

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Andrea Maulini, Amministratore Delegato di Simulation Intelligence ed esperto di social network per la cultura, è  uno dei docenti del corso “Web e Social Network per la cultura” organizzato da Fondazione Ater Formazione, che si terrà a partire dalla metà di maggio a Bologna. Gli abbiamo chiesto un parere sul ruolo di questi strumenti di comunicazione per il settore culturale e sull’importanza di un corso di formazione dedicato a queste tematiche.

Corso Ater "Web e social network per la cultura"

Il settore culturale è già tra i più avanzati per quanto riguarda la comunicazione on-line e social: per le caratteristiche del target (livello d’istruzione alto, reddito medio-alto, forti utenti Internet) e per le molteplici possibilità di comunicazione, ma anche perché ha un concetto di “comunità” molto forte, che trova nel web un canale “naturale” di estensione. Per questo, soprattutto in questo periodo, un corso come quello proposto da Fondazione Ater Formazione è, a mio parere, fondamentale, visti i rapidissimi cambiamenti avvenuti negli ultimi anni e quelli, altrettanto importanti, ancora in atto.

Cosa si può fare, quindi, con i social media? Non sono solo Facebook, Twitter e gli altri social network, ad essere importanti. Si può fare molto di più, già oggi.

Ad esempio, raccontare: con dei blog che mostrano il lavoro che c’è dietro la costruzione di uno spettacolo, come fa Royal Shakespeare Company; con un canale YouTube che propone promo, estratti, interviste, “dietro le quinte”, come fa Royal Opera House; con uno storify con la storia della comunicazione “social”, come il Fringe di Edimburgo; con un canale Pinterest con splendidi contenuti visuali, come il Teatro alla Scala;

Ma anche condividere contenuti e fare partecipare in maniera diretta gli utenti, come il Brooklyn Museum di New York che ha un sistema social tra i più avanzati al mondo, non solo nel settore culturale;

Sviluppare servizi a valore aggiunto esclusivamente via web, come i Berliner Philarmoniker, la cui Digital Concert Hall ha un numero di iscritti (a pagamento) superiore al pubblico degli eventi in sala, o il MOMA di New York, che ha recentemente lanciato MOMA Digital;

E perfino raccogliere fondi per i propri progetti: il grande successo negli Stati Uniti di Kickstarter, che ha raccolto finora più di 10 milioni di dollari in finanziamenti, ha portato anche in Italia alla nascita di piattaforme di crowdfunding, come Produzioni dal Basso o Eppela;

Non ultimo, vendere: Piccolo Card, la community on-line del Piccolo Teatro di Milano, conta ormai più di 125.000 iscritti, con fatturato che ha recentemente superato il 30% di quello complessivo.

Lo spazio di azione, come si vede, è amplissimo. Ma c’è ancora davvero tanto da esplorare…

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