Mese: aprile 2013

Corso Web e social network per la cultura. Intervista a Marco Zanichelli

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Marco Zanichelli, art director e graphic designer, ha lavorato per clienti nazionali e internazionali e negli ultimi anni ha collaborato con diversi Musei ed Enti Culturali. E’ uno dei docenti del corso “Web e Social Network per la cultura” organizzato da Fondazione Ater Formazione, che si terrà a partire dalla metà di maggio a Bologna. Ecco le sue opinioni sul corso.

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FONDAZIONE ATER FORMAZIONE: Secondo lei, chi partecipa al corso “Web e Social Network per la Cultura” quali opportunità potrà avere nel mondo del lavoro?

MARCO ZANICHELLI: Potrà rivolgersi al mercato in espansione della produzione di contenuti per il web e i social network, al mercato degli eventi site e specifiche, al mondo della progettazione di applicazioni per smartphone e tablet.

FONDAZIONE ATER FORMAZIONE: A suo parere, chi è particolarmente indicato a frequentare questo corso?

MZ: Il tratto distintivo credo sia la curiosità: curiosità verso il mondo culturale, artistico, sia di livello “alto” che popolare, e soprattutto curiosità verso il pubblico. La relazione tra i due mondi, produttori di contenuti e fruitori, è sempre più sfumata, tanto che si parla infatti di “prosumer”. E’ da questo inedito incontro che nascono le idee più innovative ed originali del cosiddetto web 2.0.

FONDAZIONE ATER FORMAZIONE: Quali argomenti tratterà durante le sue lezioni?

MZ: Mostrerò il making of di diversi lavori che ho progettato negli ultimi anni per musei ed eventi culturali; tra gli altri: “Segui i tuoi fiorini”, un serious game per Palazzo Strozzi di Firenze, selezionato l’anno scorso a Museum Next di Barcellona; “Artemisia 2.0”, una mostra “transmediale” progettata per Spazio Gerra, a Reggio Emilia; “Marsili’s Spirit”, una app per una mostra condivisa da 5 musei di Bologna. Parlerò anche di cultural heritage, interaction design, gamification, marketing di prossimità, motion graphic e web design.

FONDAZIONE ATER FORMAZIONE: Perché è così importante, oggi, la formazione nell’ambito del web 2.0 per chi lavora nella cultura?

MZ: La rete è un canale di comunicazione sempre più pervasivo ed immediato; l’aumento della velocità di connessione, la diffusione di device sempre più potenti e “portabili” consentono interazioni dirette con il pubblico, finora praticamente inesplorate. Siti web, social network, blog, applicazioni native e webapp, motori di ricerca, sono tutte opportunità per entrare in relazione con il proprio pubblico, ma anche nuovi spazi dove creare e mostrare contenuti culturali. Questa doppia funzione di “media” e spazio “espositivo” rendono il web 2.0 un ecosistema imprescindibile da esplorare e utilizzare.

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Corso Web e social network per la cultura. Intervista a Andrea Maulini

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Andrea Maulini, Amministratore Delegato di Simulation Intelligence ed esperto di social network per la cultura, è  uno dei docenti del corso “Web e Social Network per la cultura” organizzato da Fondazione Ater Formazione, che si terrà a partire dalla metà di maggio a Bologna. Gli abbiamo chiesto un parere sul ruolo di questi strumenti di comunicazione per il settore culturale e sull’importanza di un corso di formazione dedicato a queste tematiche.

Corso Ater "Web e social network per la cultura"

Il settore culturale è già tra i più avanzati per quanto riguarda la comunicazione on-line e social: per le caratteristiche del target (livello d’istruzione alto, reddito medio-alto, forti utenti Internet) e per le molteplici possibilità di comunicazione, ma anche perché ha un concetto di “comunità” molto forte, che trova nel web un canale “naturale” di estensione. Per questo, soprattutto in questo periodo, un corso come quello proposto da Fondazione Ater Formazione è, a mio parere, fondamentale, visti i rapidissimi cambiamenti avvenuti negli ultimi anni e quelli, altrettanto importanti, ancora in atto.

Cosa si può fare, quindi, con i social media? Non sono solo Facebook, Twitter e gli altri social network, ad essere importanti. Si può fare molto di più, già oggi.

Ad esempio, raccontare: con dei blog che mostrano il lavoro che c’è dietro la costruzione di uno spettacolo, come fa Royal Shakespeare Company; con un canale YouTube che propone promo, estratti, interviste, “dietro le quinte”, come fa Royal Opera House; con uno storify con la storia della comunicazione “social”, come il Fringe di Edimburgo; con un canale Pinterest con splendidi contenuti visuali, come il Teatro alla Scala;

Ma anche condividere contenuti e fare partecipare in maniera diretta gli utenti, come il Brooklyn Museum di New York che ha un sistema social tra i più avanzati al mondo, non solo nel settore culturale;

Sviluppare servizi a valore aggiunto esclusivamente via web, come i Berliner Philarmoniker, la cui Digital Concert Hall ha un numero di iscritti (a pagamento) superiore al pubblico degli eventi in sala, o il MOMA di New York, che ha recentemente lanciato MOMA Digital;

E perfino raccogliere fondi per i propri progetti: il grande successo negli Stati Uniti di Kickstarter, che ha raccolto finora più di 10 milioni di dollari in finanziamenti, ha portato anche in Italia alla nascita di piattaforme di crowdfunding, come Produzioni dal Basso o Eppela;

Non ultimo, vendere: Piccolo Card, la community on-line del Piccolo Teatro di Milano, conta ormai più di 125.000 iscritti, con fatturato che ha recentemente superato il 30% di quello complessivo.

Lo spazio di azione, come si vede, è amplissimo. Ma c’è ancora davvero tanto da esplorare…