Mese: settembre 2012

Comunicare la cultura. Intervista a Marco Roccetti

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Oggi intervistiamo Marco Roccetti, docente di Scienze dell’Informazione all’Università di Bologna e tra i responsabili del corso di Ater Formazione “Comunicare la cultura: corso IFTS per tecnico superiore per la progettazione e la realizzazione di strumenti multimediali per la comunicazione di contenuti culturali”

FONDAZIONE ATER FORMAZIONE: Secondo la sua esperienza professionale che rilevanza ha oggi, per i giovani che si affacciano nel mondo del lavoro, la conoscenza del Web e dei nuovi mezzi di comunicazione?

MARCO ROCCETTI: Ci sono oramai evidenze che non passano inosservate agli occhi dei giovani che provano ad affacciarsi al mondo del lavoro. La prima, e forse più importante, è che lo sviluppo del mercato digitale per la creazione di posti di lavoro sta assumendo un’importanza fino a qualche anni non immaginabile, almeno nelle proporzioni che si stanno affermando. Studi importanti in materia infatti documentano che la diffusione di Internet e l’occupazione sono in diretta correlazione. In particolare, il rapporto tra tasso di occupazione giovanile e diffusione di Internet mostra come i paesi con una minore presenza di Internet sono anche quelli con un basso tasso di occupazione giovanile. Una ricerca del McKinsey Global Institute, per esempio, condotta in tredici paesi ha dimostrato che, la così detta economia digitale ha creato in media 2,6 posti di lavoro per ogni posto eliminato, in tutti i settori. Questo effetto, sostanzialmente meno accentuato in Italia ha comunque determinato la creazione di 700.000 posti di lavoro In Italia, portando dunque un contributo positivo all’economia nazionale. Il secondo fatto, forse meno evidente agli occhi dei non addetti al lavoro, è che la creazione di queste opportunità riguarda non solo settori altamente digitalizzati (e le relative professioni) ma anche in maniera consistente quelle situazioni professionali “più tradizionali” in cui comunque il digitale induce un fattore positivo di ritorno. A conferma di ciò, la medesima ricerca citata prima stima il rapporto tra i nuovi posti di lavoro indotti dal digitale rispettivamente in settori altamente tecnologizzati e in settori tradizionali secondo la proporzione del 60%-40%.

FONDAZIONE ATER FORMAZIONE: Quanto influisce la comunicazione e quanta importanza hanno i nuovi media nell’ambito della cultura?

MR: Anche nell’ambito culturale la tecnologia sta influenzando profondamente il processo. Mi riferisco prima di tutto alle modalità di fruizione attraverso le quali il pubblico accede ai contenuti culturali e di intrattenimento. A questo riguardo, a tutti vengono alla mente i nuovi strumenti con i quali il pubblico accede a importanti contenuti culturali quali ad esempio musica, cinema o notizie; strumenti che includono anche tecnologie sofisticate quali lo streaming in tempo reale, i social network, gli e-book, le app e la realtà aumentata. Il cambiamento delle abitudini di consumo dei clienti costringe quindi a ripensare anche alla maniera con la quale tali contenuti vengono prodotti, così come alle professionalità degli addetti a questi compiti, i quali devono essere in grado di dominare un contesto nel quale cultura e creatività sono coniugate ad adeguate conoscenze tecnologiche.

FONDAZIONE ATER FORMAZIONE: Quali sbocchi lavorativi esistono per queste nuove figure professionali e perché consiglierebbe questo corso?

MR: Non vorrei apparire retro’, ma io consiglierei a un giovane creativo questo corso per le stesse motivazioni per cui per centinaia di anni si è consigliato agli aspiranti musicisti di imparare il linguaggio della musica, per esso intendendosi una serie di tecniche abilitanti quali, la capacità di leggere le note sugli spartiti o la capacità di maneggiare con perizia uno specifico strumento. Vedo tra cultura e tecnologia un rapporto non dissimile. Le conoscenze tecnologiche sono come la conoscenza del solfeggio per un musicista: fondamentali, anche se poi tocca a lui saper creare qualcosa di melodico e toccante. Ciò detto, lo spettro di opportunità che si apre in questo contesto è amplissimo: dai musei e dai teatri ai giornali, dalle agenzie di pubblicità alle aziende culturali, dai produttori di videogiochi a quelli di effetti speciali, fino anche alle aziende che, pur non vendendo direttamente cultura, vedono però in questa uno degli strumenti attraverso cui veicolare i propri prodotti. Recentemente ad esempio mi sono imbattuto nel caso esemplare di una importante azienda di moda di livello internazionale che utilizzava strumenti culturali, distribuiti attraverso le moderne tecnologie, per presentare le proprie collezioni stagionali.

Mi preme concludere significando comunque il fatto che, oltre a tutto ciò di cui abbiamo discusso, esistono altri ingredienti fondamentali per il successo di questa “ricetta”, e questi sono per lo meno una grande passione per questo tipo di sfide e uno sforzo continuo di tenersi aggiornati rispetto alle novità che in questo contesto avvengono quasi a getto continuo. 

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Europa e imprese culturali. Intervista ad Andrea Pignatti

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Presidente di InEuropa Srl, società di servizi sui finanziamenti comunitari, e docente al Dipartimento di Lingue di Scuole Civiche di Milano Fondazione di Partecipazione, Andrea Pignatti sarà anche docente del corso di Ater Formazione sull’europrogettazione e l’internazionalizzazione della cultura. Con lui abbiamo voluto approfondire il tema dei finanziamenti europei e delle opportunità per le imprese culturali

ATER FORMAZIONE: Che opportunità offre oggi l’Europa per la realizzazione di idee imprenditoriali nel settore Cultura?

Andrea Pignatti: In Europa è attualmente aperto il bando relativo al programma Cultura 2007 che sostiene iniziative culturali realizzate in partenariato con altri enti culturali europei. La candidatura di progetti per la richiesta di contributi è aperta sino al 7 novembre 2012. Il bando sosterrà due tipologie di iniziative: progetti da realizzarsi da un partenariato di almeno 6 enti di Stati diversi per una durata dai 3 ai 5 anni ed iniziative da implementare tra 3 enti di Stati diversi per una durata non superiore ai 2 anni.

Il bando sostiene anche festival culturali (scadenza 5 dicembre).

L’Europa oltre al programma Cultura 2007 propone altre opportunità che hanno un impatto sulle attività culturali. Il corso realizzato da Ater Formazione ha come obiettivo quello di illustrare tutti i finanziamenti europei per il settore culturale.

ATER FORMAZIONE: Qual è la sua competenza principale in questo campo e quali esperienze sono state più significative per il suo percorso professionale?

AP: Mi occupo di finanziamenti europei a gestione diretta. Con tale definizione mi riferisco a quella serie di opportunità che vengono attivate e gestite direttamente da Bruxelles.

Il mio percorso professionale ha avuto diversi momenti importanti che mi hanno arricchito sia dal punto di vista umano che professionale condizionandone lo sviluppo. Tra quelli più significativi segnalerei i seguenti: la progettazione e creazione, nel 1998, del Sito Web Europafacile presso ERVET Spa che ancora oggi considero essere un punto di riferimento sulle opportunità europea; l’esperienza presso Fondazione Scuole Civiche di Milano dal 2001 che mi ha permesso di focalizzare l’attività europea sul settore culturale e di incrociare la Dottoressa Grazzini attuale socia della nostra società; nel 2003 l’esperienza come esperto presso l’Antenna culturale Europea; l’apertura di InEuropa nel 2006 con la Grazzini. Infine la progettazione e gestione di numerosi progetti che mi hanno permesso di migliorare sul campo le competenze che l’Europrogettazione richiede.

ATER FORMAZIONE: Può darci qualche anticipazione su ciò di cui tratterà durante il corso?

AP: Il corso intende fornire un quadro di orientamento sulle opportunità europee, illustrando le tecniche di progettazione necessarie per affrontarle (come impostare un progetto dal punto di vista contenutistico e del budget).

Il tutto sarà supportato da chiarimenti basati su esperienze concrete che verranno portate in aula (presentazione di buone pratiche sviluppate in progetti finanziati dal programma cultura) al fine di facilitare la comprensione di ciò che comporta per un operatore culturale realizzare e gestire un progetto europeo. Non mancherà un aggiornamento al nuovo contesto europeo nel settore culturale (ricordo che dal 2014 inizierà la nuova programmazione denominata Europa 2020). Infine si attiverà un’azione di project work per confrontarsi direttamente con la modulistica europea e vedere concretamente come impostare un progetto da candidare.

Internazionalizzazione della cultura. Intervista a Giulio Stumpo

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Intervistiamo oggi Giulio Stumpo, consulente esperto del Settore Cultura di Eccom-Idee per la Cultura di Roma, e docente dei corsi di Fondazione Ater

Internazionalizzazione della Cultura Giulio Stumpo

Attraverso le sue lezioni, i corsisti potranno approfondire il tema dell’internazionalizzazione della cultura, e scoprire come fare impresa in questo settore in Italia e all’estero.

ATER: Cosa vuol dire “internazionalizzazione della cultura”?

Giulio Stumpo: La cultura è una categoria estremamente eterogenea. Rientrano in questo campo le più disparate attività ed anche tra territori della stessa nazione possono riscontrarsi differenze significative nel cosa si possa definire “Cultura” e cosa no.

Il tema si complica ancora di più quando si fa riferimento a territori distanti tra di loro e con storie, tradizioni e valori molto differenti. Allo stesso tempo la cultura è un fenomeno che per sua natura è il frutto di scambi e relazioni che vanno oltre i confini fisici e politici delle nazioni. In un certo senso il settore culturale è internazionale per definizione e dovrebbe far parte della missione di tutte le istituzioni culturali avere una vocazione internazionale. Se poi pensiamo a quanto contribuiscono oggigiorno le tecnologie nel diminuire le distanze, anche geografiche, ci rendiamo conto quanto sia necessaria una strategia di internazionalizzazione delle imprese che passi anche attraverso il settore culturale. Internazionalizzare però non vuol dire unicamente “andare fuori dai nostri confini” ma anche attrarre stranieri nel nostro territorio. Da questo punto di vista la sfida è ancora più difficile. Attrarre le migliori menti del pianeta, non solo artistiche evidentemente, significa avere una strategia ad ampio raggio capace di fornire servizi di altissimo livello e qualità, facilmente accessibili ed a prezzi contenuti. Come vede parlare di internazionalizzazione della cultura impone uno sguardo a 360° su tutte le sfere di azione della politica e dello sviluppo economico e sociale.

ATER: Qual è la sua esperienza professionale più rilevante in questo campo?

GS: Posso indicare almeno due esperienze a mio avviso interessanti. Due casi che hanno punti di contatto ma che hanno anche differenti contesti socio culturali. Sono infatti due siti inseriti nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità ma in due parti del pianeta opposte: le missioni gesuitiche de “La Santísima Trinidad de Paraná” e “Jesús de Tavarangue” in Paraguay ed il “Gruppo di Monumenti di Hampi” nello Stato del Karnataka in India.

Da queste esperienze ho imparato che avere a che fare con i beni e le attività culturali è un grande esercizio di umiltà. Lo sviluppo sostenibile, capace cioè di conservare alle generazioni future ciò di cui noi stessi fruiamo oggi, è una grande responsabilità che ha la nostra generazione. Nei due casi ho dovuto cooperare con gruppi di lavoro molto differenti tra di loro in quanto differenti erano le esigenze infrastrutturali, di comunicazione, di protezione, e questo ha di certo arricchito la mia esperienza, ma ha anche contribuito a farmi comprendere meglio quanto sia indispensabile avere un approccio operativo e multidisciplinare. Per questo motivo penso che chi si vuole occupare di cultura e di internazionalizzazione debba innanzitutto sviluppare capacità di ascolto e di proposta, deve essere in grado di trovare la giusta composizione tra le diverse esigenze dei committenti, ma deve anche avere una concreta capacità di individuare e proporre strumenti operativi efficaci.

Nei due casi specifici, che ho svolto in contesti socio economici molto differenti tra di loro e molto differenti dal nostro stile di vita, ho anche compreso quanto sia indispensabile mettere da parte le esigenze di “lavoro” e guardare anche dentro se stessi. Insomma non è detto che le nostre competenze e le nostre qualificate professionalità siano le uniche cose che dobbiamo mettere nella cassetta degli attrezzi quando lavoriamo con l’estero. Dobbiamo anche essere capaci di apprendere e di assorbire le istanze che ci provengono dall’esterno.

ATER: Che consiglio darebbe a coloro che vogliono cimentarsi in una nuova attività imprenditoriale nel settore Cultura, con lo sguardo rivolto anche all’estero?

GS: Oggi iniziare attività imprenditoriali può sembrare un consiglio dissennato, invece credo fermamente che il settore culturale e creativo siano in grado non solo di tirarci fuori dalla crisi, ma anche di essere strumento per riformulare i nostri modelli di sviluppo. Perciò è così necessario avviare esperienze di produzione culturale e creativa. Lo scenario al quale queste iniziative devono guardare non può più essere semplicemente all’interno dei propri confini. A me sembra evidente che ogni iniziativa culturale debba avere come orizzonte minimo l’Europa, e sebbene sia consapevole che chi inizia una nuova attività oggi debba innanzitutto confrontarsi con le necessità quotidiane che spesso ci riportano alcontesto locale, costruirsi un orizzonte più ampio significa darsi la possibilità di differenziare le proprie attività e di costruirsi alternative ed occasioni di lavoro. Come però dicevo inizialmente, internazionalizzare significa anche attrarre da fuori. Lavorare con le comunità di stranieri, che in molti casi ormai sono nati nel nostro paese, significa rispondere ad un chiaro bisogno della nostra società di integrazione e di scambio culturale forte altrettanto quanto lo sia lavorare all’estero. Insomma, come vede, internazionalizzarsi significa tante cose.

Infine, anche se sembra un consiglio scontato bisogna ricordare che uno dei nostri limiti, spesso risiede nella scarsa conoscenza delle lingue straniere, quindi il consiglio è quello di studiare almeno l’inglese!

Aperte le iscrizioni a corsi per figure professionali tecniche. Settore Cultura!

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Le nuove proposte Ater per i prossimi mesi prevedono un corso IFTS (Istruzione e Formazione Tecnica Superiore) per tecnico superiore per la progettazione e la realizzazione di strumenti multimediali per la comunicazione di contenuti culturali e un corso di Formazione superiore per tecnico del suono. Due figure professionali tecniche da impiegare nel settore Cultura!

Corso Ater IFTS Tecnico del Suono

Il corso “Comunicare la Cultura: corso IFTS per tecnico superiore per la progettazione e la realizzazione di strumenti multimediali per la comunicazione di contenuti culturali” è rivolto a 20 diplomati (possono accedere anche persone ammesse al 5° anno dei percorsi liceali), con priorità ai giovani disoccupati in possesso di diploma tecnico con specializzazione in informatica o di diploma a indirizzo umanistico. Il corso è gratuito e dura 800 ore, di cui 300 di stage, da novembre 2012 a giugno 2013.

Per accedere alla selezione è inoltre necessario possedere i seguenti requisiti: buone conoscenze della lingua inglese, dei principali software e di internet, ed esperienza pregressa o conoscenza del settore culturale. Il possesso di tali requisiti sarà verificato attraverso una prova scritta e coloro che la supereranno accederanno ad un colloquio individuale basato sul curriculum personale e sulle componenti motivazionali.

COSA SONO I CORSI IFTS??

Scadenza per l’iscrizione → 19 ottobre

Il corso di Formazione superiore per “Tecnico del suono e dei supporti visivi per lo spettacolo dal vivo”, è rivolto a 15 persone disoccupate e occupate che hanno conseguito un diploma di Istituto Tecnico Superiore e/o hanno maturato esperienze professionali nella gestione delle luci in attività di spettacolo dal vivo.

La durata del corso è di 300 ore, di cui 60 di stage, da novembre 2012 a marzo 2013. Anche questo corso è gratuito, con selezione attraverso una prova scritta finalizzata alla verifica di conoscenze di base in ambito illuminotecnica (impiantistica) e un colloquio attitudinale/motivazionale

COSA SONO I CORSI DI FORMAZIONE SUPERIORE??

Scadenza per l’iscrizione al corso → 12 novembre

Entrambi i corsi fanno parte dell’offerta della Rete politecnica della Regione Emilia Romagna.

Per maggiori info visitate il sito www.oltrelequinte.it alla sezione “Attività formative”, in cui troverete i link ai bandi e alle schede d’iscrizione ai corsi.