Giordano Sangiorgi, coordinatore del MEI, per le imprese musicali

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Intervistiamo oggi Giordano Sangiorgi, Coordinatore MEI, che farà parte del gruppo docenti per il corso di specializzazione “L’impresa culturale: start-up per il cinema e l’industria musicale

Nelle lezioni si occuperà di argomenti quali il settore musicale e il contesto competitivo, rete delle etichette indipendenti, MEI e collegamenti con media, festival e web, evoluzione negli stili di consumo e promozione degli artisti, pratiche innovative di comunicazione.

ATER: Cominciamo parlando del suo rapporto con il settore musicale: è cominciato tutto da una grande passione? Che difficoltà ha incontrato?

Giordano Sangiorgi: La passione è quella che muove, come in tutte le forme d’arte, la musica nel nostro paese. Ne è il principale motore. Per funzionare al meglio poi, se si passa dalla parte degli organizzatori, è necessario aggiungere competenza, aggiornamento, visione e capacità di relazioni. In Italia fare musica è difficile per tutti: non vi sono leggi che la regolamentano e il settore non è mai entrato a pieno titolo tra quelli da fare crescere e sviluppare all’interno dei progetti legati ai beni culturali del nostro paese (dove invece sono ben presenti le fondazioni liriche, il teatro il cinema e così via) e inoltre non è mai stata fatta una politica di sistema per tale settore lasciato troppo nelle mani dei privati, perlopiù multinazionali, se si escludono interventi degli enti locali a livello regionale e comunale a macchia di leopardo.

ATER: Quali sono i requisiti necessari per una start-up nel settore musicale? Cosa chiede oggi il mercato e quali sono gli sbocchi concreti?

GS: Oggi ci troviamo di fronte ad una fase di transizione di grandi difficoltà: la crisi economica complessiva, l’innovazione tecnologica e il desiderio di visibilità hanno stravolto enormemente in cinque anni il mercato musicale italiano (e non solo). Oggi la domanda è enormemente superiore rispetto all’offerta: vince chi ha la capacità per il mercato Indie di innovare sia nella proposta artistica che in quella di marketing promozionale, come uno straordinario videoclip su YouTube, oltre ad avere tutte le carte in regola per un live di grande portata. Mentre nel mercato Pop del mainstream vince chi, incredibilmente, assomiglia a qualche altro nome del passato, anche recente, riuscendo ad approdare a qualcuno dei programmi tv pop, siano essi talent o festival. L’altro aspetto fondamentale è avere una crew attenta ed esperta dei nuovi mercati.

ATER: Durante il corso si soffermerà anche su un argomento in particolare: le etichette indipendenti. Può anticiparci qualcosa?

GS: Le etichette discografiche indipendenti sono state il motore dell’innovazione musicale degli ultimi 25 anni, dopo che le major hanno smesso di fare lo scouting affidandolo direttamente alla tv dei talent. È necessario quindi raccontare questa storia recente di grandi produttori culturali di nuova musica del nostro paese (oggi gran parte degli artisti e delle band in testa alle classifiche provengono da questa esperienza) facendo capire che il futuro sarà un futuro di artisti (in parte globali per il mercato mondiale pop globalizzato) capaci di autoprodursi, assieme ad una crew di amici e professionisti, stando sempre vicini ai propri fan online e sul territorio, in una sorta di neo-mecenatisimo democratico culturale che sarà il nuovo modello di finanziamento della musica.

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